A un anno esatto dalla condanna definitiva all’ergastolo, la vicenda giudiziaria di Giacomo Bozzoli potrebbe riaprirsi. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha infatti dichiarato ammissibile il ricorso presentato dal suo nuovo legale, l’avvocato Ennio Buffoli, affiancato dal professor Franco Coppi. L’obiettivo: far riconoscere come illegittima la modifica del capo d’imputazione durante il processo per l’omicidio dello zio Mario Bozzoli, scomparso l’8 ottobre 2015 all’interno della fonderia di famiglia a Marcheno.
Secondo le sentenze di primo e secondo grado, confermate dalla Cassazione il 1° luglio 2024, Giacomo Bozzoli avrebbe ideato l’omicidio e distrutto il corpo dello zio gettandolo in un forno della fonderia. Tuttavia, la difesa contesta che la tesi accusatoria sia cambiata nel corso del processo, passando dall’ipotesi iniziale — che il corpo fosse stato portato all’esterno — alla versione attuale, elaborata dopo un esperimento giudiziario: un maialino fu bruciato in un forno per valutare la possibilità di eliminare ogni traccia organica.
La difesa sostiene che questa svolta processuale avrebbe violato il diritto dell’imputato a un processo equo. Inoltre, sottolinea che i cani molecolari non rilevarono alcuna traccia di Mario Bozzoli nei pressi del forno, elemento ignorato, a loro avviso, dalla Corte di Cassazione. L’ammissibilità del ricorso a Strasburgo non equivale a un’accoglienza, ma rappresenta il primo passo formale che potrebbe condurre, in caso di esito favorevole, alla revoca della condanna o a una nuova valutazione del caso da parte della giustizia italiana.
Nel frattempo, Giacomo Bozzoli si trova in carcere da un anno, ma continua a proclamarsi innocente. Lo ha fatto davanti ai giudici della Corte d’assise e lo ripete oggi dalla cella in cui sconta la pena. L’avvocato Buffoli, tuttavia, esclude al momento la richiesta di revisione del processo, puntando tutto sul ricorso europeo.
L’epilogo della sua latitanza, subito dopo la sentenza della Cassazione, ha segnato una delle fasi più controverse del caso. Fuggito con la compagna e il figlio in Spagna, fu ripreso dalle telecamere di un resort a Marbella. Dopo dieci giorni di irreperibilità, venne ritrovato nascosto nel cassettone del letto matrimoniale nella sua abitazione di Soiano del Lago, in provincia di Brescia. Al momento della cattura, aveva con sé 50mila euro in contanti, probabilmente destinati alla fuga.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, Bozzoli aveva fatto rientro in Italia in modo frammentario, utilizzando mezzi di fortuna e cercando di sfuggire alla cattura. L’operazione di rintraccio fu coordinata dai carabinieri, che lo individuarono grazie al tracciamento di movimenti e contatti. L’arresto pose fine alla fuga, ma non al clamore mediatico e giudiziario di un caso che, a distanza di dieci anni, continua a far discutere.
Ora, l’ultima parola potrebbe arrivare da Strasburgo, dove i giudici della Corte europea dovranno decidere se l’Italia ha garantito a Giacomo Bozzoli un processo conforme ai diritti fondamentali dell’uomo.
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