Movida del Carmine, 68 residenti portano il Comune in tribunale

Chiesto un risarcimento da oltre 2 milioni di euro e lo stop ai rumori notturni: prima udienza a gennaio

La lunga disputa tra i residenti del Carmine e il Comune di Brescia approda ufficialmente in tribunale. Dopo il fallimento del tentativo di mediazione di luglio, il 9 settembre in Loggia è stato notificato l’atto di citazione firmato da 68 cittadini, decisi a ottenere sia un risarcimento economico sia misure concrete contro il rumore notturno legato alla movida.

La richiesta presentata al giudice è rilevante: 30mila euro per ciascun residente per tre anni di disagi, relativi al triennio 2021-2023, per un totale che supera i 2 milioni di euro. Ma non solo. I ricorrenti vogliono che l’amministrazione sia obbligata a ridurre in modo significativo i livelli sonori del quartiere, andando oltre le misure già previste dal nuovo regolamento di polizia urbana.

Finora la gestione del fenomeno si è basata su accordi con gli esercenti e sulla presenza di steward, in parte finanziati dallo stesso Comune, senza il coinvolgimento sistematico della polizia locale. Un eventuale intervento giudiziario potrebbe invece imporre controlli più rigidi e strumenti repressivi, con un impatto diretto sull’organizzazione della vita notturna e sui rapporti con i locali pubblici.

Le tensioni risalgono già a diversi anni fa, con i residenti di via delle Battaglie, via Bixio, via Fratelli Bandiera e via Pozzo dell’Olmo che denunciavano livelli di rumore tali da rendere impossibile il riposo. Secondo una perizia presentata in causa, nelle ore notturne la situazione equivarrebbe a vivere accanto a una fabbrica in attività continua.

Il problema non riguarda solo il Carmine: anche piazzale Arnaldo è stato recentemente indicato come area critica, con concentrazioni di giovani fino a tarda notte che sfuggono al controllo dei gestori.

La causa, con prima udienza fissata per fine gennaio 2026, potrebbe creare un precedente giuridico importante. In passato, infatti, una sentenza della Cassazione aveva già riconosciuto i danni legati all’inquinamento acustico in un caso individuale. Questa volta, però, i ricorrenti sono numerosi e la somma richiesta è di entità significativa, tale da mettere sotto pressione l’amministrazione comunale.

Il contenzioso segna l’ennesimo capitolo di un conflitto definito di “inconciliabilità”, dove i residenti chiedono tutela della salute e del sonno, mentre gli esercenti temono pesanti ricadute economiche da misure troppo restrittive.

Redazione

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