La burocrazia pesa 1,4 miliardi l’anno sulle imprese bresciane: il report Cgia

Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, le aziende della provincia di Brescia sono tra le più penalizzate d’Italia dai costi legati ai rapporti con la Pubblica amministrazione.

La burocrazia continua a essere un freno per le imprese italiane, con un impatto economico complessivo di 57,2 miliardi di euro all’anno. A rivelarlo è l’ultimo studio elaborato dalla Cgia di Mestre, che ha quantificato il “peso” delle pratiche amministrative e dei procedimenti pubblici sul tessuto produttivo del Paese. E tra le province più colpite emerge Brescia, dove il costo stimato per le aziende supera 1,454 miliardi di euro l’anno.

Brescia nella “top five” nazionale

La provincia bresciana si colloca al quinto posto in Italia per incidenza dei costi burocratici, preceduta solo da Milano (6,144 miliardi), Roma (5,436), Torino (2,252) e Napoli (1,916). Seguono Bologna (1,352), Firenze (1,237), Bergamo (1,222), Padova (1,041) e Verona (1,029), che chiude la “top ten” delle aree più gravate dalle pratiche amministrative.

Secondo l’associazione, questi numeri riflettono non solo la densità del tessuto industriale e imprenditoriale di Brescia, ma anche la complessità delle procedure che le imprese devono affrontare per ottenere autorizzazioni, certificazioni, concessioni o per gestire obblighi fiscali e normativi.

Un sistema normativo sempre più pesante

La Cgia ha inoltre misurato il “peso fisico” della burocrazia italiana, stimando che nel solo 2024 l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato abbia pubblicato 305 Gazzette Ufficiali e 45 Supplementi ordinari o straordinari, per un totale di 35.140 pagine. Tradotto in carta, questo corrisponde a 84 chilogrammi di documenti, e chi volesse leggerli tutti impiegherebbe 366 giorni lavorativi, a un ritmo di cinque minuti per pagina.

Un volume di norme che, secondo l’Ufficio studi, rende difficile per cittadini e imprese orientarsi tra regolamenti spesso contraddittori e di difficile interpretazione. La conseguenza è una maggior discrezionalità da parte dei funzionari pubblici, che in alcuni casi può tradursi in rallentamenti, inefficienze o addirittura comportamenti distorti.

Nessun miglioramento in vista per il 2025

Il report segnala che nei primi nove mesi del 2025 sono già state pubblicate 227 Gazzette Ufficiali e 31 Supplementi, con un totale di 25.888 pagine, in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024. Rispetto all’era pre-Covid, la mole normativa è cresciuta di quasi 3.000 pagine, segno di una tendenza in peggioramento.

Il giorno più “produttivo” in termini legislativi è stato il 18 aprile 2025, con un solo Supplemento ordinario contenente 5.157 pagine di indicatori economici e territoriali relativi agli ISA, i nuovi indici di affidabilità fiscale.

L’allarme della Cgia

“La burocrazia resta una delle zavorre più pesanti per la competitività del Paese”, denuncia la Cgia, ricordando che ogni ora di lavoro sprecata in adempimenti amministrativi è un costo per la produttività. L’associazione invita quindi a una semplificazione reale, con meno leggi, più chiarezza normativa e un uso più efficiente della digitalizzazione nei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione.

Redazione

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