Una vasta operazione antimafia dei Carabinieri ha portato all’esecuzione, all’alba del 16 ottobre, di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Tribunale di Sondrio. L’intervento, richiesto dalla Procura della Repubblica, ha riguardato sei persone sospettate di far parte di un’associazione a delinquere specializzata in furti aggravati, con ripetute azioni contro sportelli bancomat ed esercizi commerciali. Cinque indagati sono stati tradotti in carcere; per un sesto sono stati disposti gli arresti domiciliari.
L’operazione — condotta dal Nucleo investigativo insieme alla Compagnia di Sondrio — ha visto l’impiego di oltre 50 militari provenienti dai comandi provinciali coinvolti. Le attività sono state supportate da unità specializzate: cinofile di Orio al Serio, reparti aeroportuali della Compagnia Carabinieri Milano, il II Nucleo elicotteri di Orio al Serio e una squadra Api (Aliquota di primo intervento) del Comando Provinciale di Brescia. L’azione si è svolta in contemporanea nelle province di Brescia, Asti, Lodi e Milano, a conferma della rete operativa su scala regionale attribuita al gruppo.
Secondo gli inquirenti, la banda sarebbe responsabile di una lunga serie di assalti ai bancomat compiuti nel 2025 nelle province lombarde e limitrofe. Le indagini collegano al gruppo numerosi episodi avvenuti nel bresciano e in provincia, tra cui segnalazioni e colpi documentati nei mesi scorsi: il 2 febbraio (Bper Palazzolo), l’8 febbraio (Bpm Capriolo), il 24 febbraio (Bcc Palazzolo), il 27 marzo (Valsabbina Adro), il 18 aprile (Btl Passirano), il 30 aprile (Cassa Padana Pavone Mella), il 15 maggio (Btl Prevalle), il 13 settembre (Credito Bergamasco Montirone) e il 2 ottobre (bancomat turistico di Manerba). La sequenza temporale dei furti delineata dagli atti mostra un modus operandi ripetuto e diffuso sul territorio.
Gli investigatori ipotizzano l’uso di esplosivi e tecniche specialistiche per neutralizzare gli sportelli automatici, una circostanza che ha aggravato il quadro accusatorio. L’ordinanza del Tribunale di Sondrio contesta ai sei indagati l’appartenenza a un’associazione finalizzata a furti aggravati — fattispecie penale che riflette la gravità delle condotte contestate e l’organizzazione delle operazioni. Le attività investigative hanno raccolto elementi tali da giustificare misure restrittive per ciascuno degli indagati, ritenuti parte integrante di una rete criminale con ruoli coordinati.
L’operazione in corso ha comportato anche il sequestro di materiali e strumenti ritenuti utili alle rapine; le perquisizioni mirate hanno l’obiettivo di isolare ogni elemento probatorio a sostegno delle contestazioni. Il coordinamento interprovinciale e l’uso di unità specializzate hanno garantito l’efficacia dell’azione repressiva, che proseguirà con approfondimenti per ricostruire ruoli, flussi economici e canali logistici collegati alle attività illecite.
Le autorità locali e i comandi provinciali coinvolti hanno sottolineato che le indagini non si esauriscono con le misure cautelari: accertamenti supplementari e ricostruzioni tecniche sono destinati a dettagliare la responsabilità penale di ciascun indagato e a identificare eventuali ulteriori complici o punti di appoggio.
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