Sequestrata e torturata per due giorni: incubo in una villa a Gavardo

Una donna di 47 anni è stata drogata, picchiata e abusata per oltre 48 ore: arrestati due uomini, uno è un ex imprenditore

Una villa isolata sulle colline di Soprazocco di Gavardo si è trasformata in un luogo di violenza e prigionia. È qui che una donna di 47 anni, chiamata Giorgina per tutelarne l’identità, ha vissuto un incubo durato più di due giorni, durante i quali sarebbe stata drogata, seviziata, minacciata e violentata.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’incontro era stato inizialmente concordato in modo consensuale, tramite una telefonata in cui erano stati fissati tempi, modalità e compenso. L’appuntamento, previsto per le 4:30 del mattino del 9 settembre, si è però rivelato l’inizio di un sequestro spietato, culminato con la denuncia da parte della vittima ai carabinieri.

Ad accoglierla nella villa, un uomo a torso nudo e con pantaloni corti, Matteo Venturelli, ex imprenditore bresciano, già noto alle forze dell’ordine. Con lui, secondo le indagini, anche Massimiliano Scarano, pizzaiolo, accusato di complicità nell’aggressione. La donna, appena varcata la soglia, è stata privata della libertà personale: chiusa all’interno dell’abitazione, le sarebbe stata somministrata una sostanza stupefacente per renderla incosciente.

“Minacciava di bruciarmi la faccia, mi ha colpita con un pezzo di ferro”, ha raccontato la vittima ai militari, fornendo una testimonianza dettagliata che ha portato all’arresto dei due uomini. Il racconto prosegue con particolari agghiaccianti: la donna sarebbe stata denudata, vestita e svestita a piacimento, costretta a subire violenze fisiche e psicologiche, senza alcuna possibilità di fuga.

I due aguzzini, al termine delle indagini preliminari, sono stati denunciati e arrestati con accuse gravissime: sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, lesioni e somministrazione di sostanze stupefacenti. Le autorità hanno eseguito perquisizioni nella villa, sequestrando materiali utili all’inchiesta, compresi dispositivi elettronici e oggetti compatibili con quelli descritti dalla vittima.

L’abitazione, una villa di circa 300 metri quadrati con giardino e piscina, era protetta da un imponente cancello in ferro, sorvegliato da statue di leoni, come in un castello. Un dettaglio che la donna ha ricordato con lucidità durante la sua deposizione, a testimonianza del terrore vissuto in quei momenti.

Le indagini, coordinate dalla Procura, proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone e ricostruire se episodi simili possano essersi già verificati. Gli inquirenti non escludono che i due arrestati abbiano agito anche in altre occasioni.

Il caso ha suscitato forte indignazione e un’ondata di sdegno nella comunità locale. Le forze dell’ordine invitano chiunque possa avere informazioni utili a collaborare con le autorità. La vicenda riapre il dibattito sulla tutela delle vittime di violenza e sfruttamento, e sulla necessità di strumenti efficaci per la prevenzione e la protezione.

Redazione

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