La terra bresciana non è mai stata così cara. Il 2025 segna una nuova impennata nei prezzi dei terreni agricoli della provincia di Brescia, dove in alcune zone si sfiorano i 150.000 euro per ettaro. Lo rivela l’ultima analisi del CREA – Centro di Ricerca in agricoltura e sull’economia agraria, che fotografa un mercato fondiario sempre più competitivo, dinamico e sotto pressione.
Nel Bresciano, la domanda di terreni agricoli supera ormai ogni previsione, alimentata da fattori economici e produttivi che rendono ogni ettaro un bene conteso tra agricoltori, investitori e operatori del settore agroalimentare. Il valore della terra ha assunto oggi una triplice dimensione: capitale, rifugio e scommessa sul futuro.
In particolare, i distretti vitivinicoli e le pianure irrigue rappresentano i segmenti più caldi del mercato: è in queste aree che si registrano i valori più alti, superiori anche al prezzo dell’oro per superficie equivalente. Qui il terreno non è solo produttivo, ma rappresenta un asset strategico per aziende agricole, cantine e investitori istituzionali.
A trainare l’aumento dei valori non è solo la produzione agricola. Il report del CREA sottolinea come l’urbanizzazione, l’espansione di impianti energetici (come il fotovoltaico a terra) e le nuove infrastrutture stiano comprimendo l’offerta disponibile. Inoltre, i cambiamenti climatici e l’instabilità ambientale contribuiscono a rendere sempre più preziosi quei terreni che garantiscono stabilità idrica e resilienza produttiva.
A livello nazionale, il mercato fondiario chiude il 2024 con una crescita modesta, segnando un +1% e un valore medio di 22.400 euro per ettaro. Una cifra che mostra una stabilità apparente, in netto contrasto con quanto accade in Lombardia e, soprattutto, nel territorio bresciano.
Nel Bresciano, infatti, l’offerta di terreni resta estremamente limitata, mentre gli affitti agricoli si mantengono su livelli elevati. Si tratta di un mercato teso, dove le occasioni di compravendita sono sempre più rare e oggetto di trattative serrate, con interessi in crescita anche da parte di operatori esterni al settore agricolo tradizionale.
Il CREA evidenzia come la terra sia tornata al centro delle strategie economiche territoriali, non solo per la sua funzione produttiva ma anche per il valore ambientale, sociale e speculativo che oggi riveste. In questa dinamica si inserisce anche la transizione ecologica, che rende il suolo un bene sempre più strategico nella definizione di nuove politiche agricole e ambientali.
Il 2025 potrebbe essere solo l’inizio di un nuovo ciclo espansivo dei valori fondiari, specialmente nelle province ad alta vocazione agricola come Brescia, dove la terra diventa sempre più un bene da preservare, investire e valorizzare.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.