Un’Italia divisa in due anche nella sanità pubblica e territoriale. A confermarlo è il report Agenas 2023-2024, che analizza performance, investimenti e tempi di attesa nelle 110 Aziende sanitarie territoriali (Ats) e 56 Aziende socio sanitarie territoriali (Asst) della penisola. Il documento evidenzia una netta differenza tra le regioni settentrionali, in particolare la Lombardia, e il Mezzogiorno, dove persistono criticità strutturali e organizzative.
Brescia si distingue come uno dei principali poli sanitari italiani, grazie a prestazioni di alto livello, in particolare per quanto riguarda gli interventi chirurgici oncologici e ortopedici. Agli Spedali Civili, l’operazione per tumore al colon avviene entro 30 giorni nel 94% dei casi, un dato che scende leggermente all’86% per il tumore alla mammella e torna al 94% per la protesi all’anca. Numeri che collocano l’Asst bresciana ai vertici nazionali in termini di celerità e capacità di risposta chirurgica, dove la tempestività può fare la differenza tra vita e morte.
Il confronto con altre realtà italiane è impietoso: all’ospedale Papardo di Messina, solo nel 7,7% dei casi l’intervento al colon avviene entro i 30 giorni, a testimonianza delle gravi difficoltà operative di alcune strutture del Sud.
Oltre al settore oncologico, Brescia eccelle anche negli interventi ortopedici, in particolare protesi al ginocchio e all’anca. Secondo i dati Agenas, la città rappresenta una vera e propria “Mecca” per la chirurgia ortopedica, sostenuta da un’alta mobilità sanitaria in ingresso. Questo flusso positivo premia sia economicamente sia in termini di volumi ospedali come la Città di Brescia del gruppo San Donato, che in un solo anno ha realizzato 1264 protesi di ginocchio e 907 di anca. Per confronto, gli Spedali Civili ne hanno eseguiti circa un decimo e la Poliambulanza circa la metà.
La sinergia tra pubblico e privato contribuisce alla forza del sistema bresciano, che registra bassi tassi di fuga verso altre regioni e prestazioni spesso sopra la media nazionale. L’Asst Spedali Civili mostra indicatori medio-alti in quasi tutti i parametri analizzati: sostenibilità economica, accessibilità ai servizi, tempi di attesa e gestione del Pronto soccorso. Tuttavia, permangono alcune criticità nei processi organizzativi e nella gestione delle emergenze: l’attesa al Pronto soccorso supera le otto ore nel 16% dei casi agli Spedali Civili e nel 14% alla Poliambulanza.
Per quanto riguarda le Aziende territoriali, l’Ats di Brescia si posiziona sopra la media nazionale per l’assistenza ospedaliera, mentre raggiunge solo la media nei settori tecnologici. Non brillano, invece, le prestazioni nell’assistenza distrettuale, che comprende i servizi sanitari e socio-sanitari erogati sul territorio, un’anomalia che si riscontra anche nell’Ats della Montagna. Quest’ultima, pur non raggiungendo punte di eccellenza ospedaliera, garantisce tempi di attesa molto buoni e alti livelli di prevenzione.
Le campagne di screening a Brescia coprono una fetta rilevante della popolazione, in particolare per quanto riguarda la mammella, la cervice e il colon. Un dato che riflette l’attenzione alla prevenzione, elemento chiave per ridurre l’incidenza di malattie gravi e per intervenire in fase precoce.
Il quadro generale, però, conferma l’esistenza di un divario territoriale evidente, che tocca tutti gli ambiti della sanità pubblica: dalle infrastrutture ai tempi di attesa, fino agli investimenti. Brescia e parte della Lombardia rappresentano un modello di efficienza, ma il Sud continua a soffrire la mancanza di risorse, personale e pianificazione.
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