Il caso di David Rossi, responsabile comunicazione del Monte dei Paschi di Siena e figura di primo piano anche nel mondo culturale mantovano, torna al centro dell’attenzione pubblica. Dopo dodici anni di interrogativi, la nuova documentazione tecnica presentata alla Commissione parlamentare d’inchiesta bis introduce elementi che modificano radicalmente il quadro interpretativo della sua morte, avvenuta il 6 marzo 2013.
Secondo le analisi condotte dai Ris, illustrate dal tenente colonnello Adolfo Gregori durante l’audizione del 9 dicembre, le lesioni riscontrate sul polso sinistro di Rossi e il distacco dell’orologio non sarebbero compatibili con una caduta autonoma. Le valutazioni mettono in luce segni che, secondo i consulenti, possono essere generati solo da un afferramento esercitato da due mani. Un’ipotesi che contrasta con la ricostruzione ufficiale finora accreditata.
Le conclusioni emergono da un test strutturato per riprodurre, con estrema precisione, le condizioni della caduta. Gli esperti hanno allestito un modello fedele della finestra di Rocca Salimbeni: stessa tipologia di infisso, identica barra metallica, davanzale ricreato in 3D, e un manichino da crash test del peso di 77 chilogrammi, corrispondente a quello di Rossi. Anche l’orologio utilizzato nelle prove è un modello analogo al Sector Expander trovato a terra la notte dell’evento.
Solo dopo numerosi tentativi, gli specialisti hanno ottenuto un risultato sovrapponibile ai segni presenti sul corpo di Rossi: quando il polso sinistro del manichino viene afferrato con entrambe le mani, usando la cassa dell’orologio come punto di presa, il cinturino si lacera nello stesso modo documentato nelle fotografie della scientifica. Quattro distacchi identici su ventitré prove sono stati considerati un riscontro significativo. Le immagini in scala reale mostrano inoltre come due ferite sul polso corrispondano agli spigoli della cassa dell’orologio, collocati però in una posizione più avanzata rispetto a quella naturale di un dispositivo indossato correttamente: un dettaglio interpretato dagli esperti come traccia di trazione, non di impatto.
A supporto delle conclusioni interviene anche il medico legale Robbi Manghi, che ha esaminato la frattura del capitello radiale sinistro. Secondo la sua valutazione, la lesione non è compatibile con una caduta da 14 metri, ma richiama piuttosto dinamiche di compressione e torsione tipiche dell’immobilizzazione di un arto. Manghi ha aggiunto che la frattura potrebbe essere stata provocata da una persona dotata di forza e competenze fisiche, come chi pratica arti marziali o sport di contatto.
Le nuove analisi sono ora inserite agli atti della Commissione. Il presidente, Gianluca Vinci, ha definito le risultanze “un cambio di prospettiva”, indicando che la pista prevalente diventa quella dell’omicidio. Il riesame del video, osservato fotogramma per fotogramma, evidenzia che la cassa dell’orologio cade quasi simultaneamente al corpo, mentre il cinturino appare separarsi un attimo dopo: al momento dell’impatto al suolo, il polso risulta già privo del dispositivo, un dettaglio ritenuto inconciliabile con l’ipotesi di un gesto volontario.
Accanto alle valutazioni tecniche, proseguono anche gli approfondimenti su collegamenti emersi da precedenti audizioni, tra cui la cosiddetta “pista mantovana”, legata a frequentazioni e viaggi ritenuti meritevoli di ulteriore verifica. Nessuna conclusione definitiva, ma un filone investigativo che rimane aperto.
Le nuove perizie ridisegnano così la scena della caduta, sollevando interrogativi sulle ultime ore di Rossi e sulla presenza di terze persone nella stanza da cui precipitò. Un quadro che richiede ora ulteriori accertamenti e che riporta al centro non solo la dinamica fisica dei fatti, ma anche le domande rimaste irrisolte per più di un decennio.
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