Un allarme definito grave e tutt’altro che secondario, perché incide direttamente sulla sicurezza pubblica e sull’incolumità degli stessi soccorritori. Le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco lanciano un appello sulla situazione dei mezzi operativi nella provincia di Brescia, denunciando una drastica riduzione delle autoscale, uno degli strumenti fondamentali per il soccorso in edifici multipiano e per la gestione degli incendi in quota.
Secondo quanto riportato in un comunicato sindacale, delle tre autoscale statali originariamente assegnate al territorio provinciale – inizialmente dislocate presso la sede centrale di Brescia e nei distaccamenti permanenti di Salò e Darfo Boario Terme – ne risulta oggi operativa una sola, con base esclusivamente nel capoluogo. Le altre due sarebbero state trasferite ad altri comandi provinciali, lasciando scoperta una delle aree più estese e complesse della Lombardia.
Una situazione che, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, non è solo teorica ma ha già prodotto conseguenze concrete. Due episodi recenti vengono indicati come esempi emblematici. Il 5 gennaio a Borno e il 7 gennaio a Salò, in occasione di incendi sviluppatisi sui tetti di edifici di quattro piani, l’autoscala più vicina è dovuta partire dalla città di Brescia. I tempi di percorrenza sono stati rispettivamente di un’ora e venti minuti nel primo caso e di 50 minuti nel secondo, con evidenti ripercussioni sull’efficacia dell’intervento.
Nell’immaginario collettivo, ricordano i sindacati, i vigili del fuoco arrivano proprio a bordo dell’autoscala. Non si tratta solo di un simbolo, ma di un mezzo operativo essenziale. L’autoscala consente il salvataggio delle persone ai piani alti, la tutela dei beni e, soprattutto, garantisce condizioni di sicurezza adeguate per gli operatori impegnati nelle operazioni di spegnimento e soccorso.
Affrontare un incendio di un tetto o di un edificio in altezza senza l’ausilio dell’autoscala, sottolineano le sigle sindacali, significa esporre i vigili del fuoco a un rischio inaccettabile e intollerabile di caduta dall’alto. Una condizione che non solo mette in pericolo i soccorritori, ma può anche aumentare i danni strutturali agli edifici, allungando i tempi di intervento e riducendo l’efficacia delle operazioni.
Alla base della riduzione dei mezzi, secondo quanto riferito, vi sarebbe una direttiva ministeriale del 2015, che prevede una sola autoscala per l’intera provincia. Un criterio che i sindacati giudicano non più sostenibile, soprattutto se applicato alla provincia di Brescia, che è la più estesa della Lombardia, con oltre 4.700 chilometri quadrati di superficie e circa 10mila interventi effettuati nel solo 2025.
I rappresentanti dei lavoratori evidenziano come una simile estensione territoriale, caratterizzata da aree montane, laghi, zone industriali e centri urbani complessi, richieda una distribuzione dei mezzi più equilibrata e capillare. La concentrazione di un’unica autoscala nel capoluogo comporta inevitabilmente tempi di risposta incompatibili con le emergenze, soprattutto nei comuni periferici o montani.
Per questo motivo, le organizzazioni sindacali chiedono l’immediato reintegro delle autoscale trasferite ad altri comandi e una revisione complessiva della direttiva ministeriale, ritenuta non adeguata alle reali esigenze operative del territorio. L’appello è rivolto direttamente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, affinché venga garantito un sistema di soccorso “efficace, efficiente e tempestivo” su tutta la provincia bresciana.
La denuncia dei sindacati riporta al centro del dibattito il tema delle risorse e della sicurezza nei servizi di emergenza, sottolineando come la carenza di mezzi non rappresenti solo una criticità organizzativa, ma un rischio concreto per la collettività. In attesa di risposte istituzionali, resta alta la preoccupazione per una situazione che, secondo i vigili del fuoco, non può più essere considerata sostenibile.
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