Il percorso verso la nascita della nuova Fondazione legata alla Mille Miglia entra in una fase decisiva. In questi giorni, infatti, stanno arrivando le adesioni formali degli enti chiamati a farne parte: oltre al Comune di Brescia, anche la Provincia, la Camera di Commercio, l’Aci Nazionale e soprattutto l’Aci di Brescia, vero perno dell’operazione. Resta invece sullo sfondo la Regione Lombardia, inizialmente coinvolta e poi uscita dal progetto.
Proprio l’Aci Brescia avrà un ruolo centrale nella governance della Fondazione. All’interno del Consiglio di amministrazione potrà contare su 10 componenti su un totale di 15. Camera di Commercio, Aci Italia e Provincia di Brescia esprimeranno un consigliere ciascuno, mentre i restanti due posti spetteranno al Comune. Un assetto che riflette il peso dell’ente di via Enzo Ferrari nella costruzione e nel sostegno dell’intero progetto.
Il cuore patrimoniale della Fondazione sarà il marchio Mille Miglia, attualmente di proprietà dell’Ac Brescia, che verrà conferito come asset principale. Il valore stimato del brand si aggira attorno ai 10 milioni di euro, mentre gli altri soggetti aderiranno con un apporto simbolico di mille euro. Una configurazione profondamente diversa rispetto alla precedente ipotesi di fondazione di partecipazione, naufragata dopo il mancato accordo con i soci dell’Associazione del Museo di Sant’Eufemia, fino a poco tempo fa nota come Museo Mille Miglia.
Nonostante lo strappo consumatosi in passato, Palazzo Loggia non esclude del tutto un futuro coinvolgimento dell’associazione museale nella nuova Fondazione. La porta, pur senza impegni concreti, rimane socchiusa, anche se l’attuale struttura dell’ente, fortemente voluta da Aldo Bonomi, rappresenta un modello radicalmente diverso rispetto alle proposte iniziali.
Dal punto di vista economico, il marchio produrrà royalties che confluiranno direttamente nelle casse della Fondazione e non più in quelle dell’Ac Brescia. Il business plan allegato alla delibera approvata dalla commissione Bilancio del Comune prevede introiti in crescita: da 1,7 milioni di euro nel 2026 fino a circa 2 milioni nel 2030, per un totale superiore ai 9 milioni nel quinquennio. Di questi ricavi, 500 mila euro annui continueranno a essere destinati all’Ac Brescia, mentre la parte restante finanzierà le attività della Fondazione.
«Si tratta di un marchio con margini di sviluppo commerciale ancora ampiamente inesplorati», ha sottolineato il vicesindaco Federico Manzoni, lasciando intendere che il nuovo modello gestionale dovrà garantire maggiore efficienza. Su richiesta esplicita del Comune, una quota delle risorse sarà inoltre vincolata a progetti di educazione stradale e mobilità sostenibile.
Rimane invece incerto il destino della Mille Miglia srl, la società che attualmente organizza la corsa e utilizza il marchio in cambio delle royalties. Il contratto con l’Ac Brescia scadrà nel 2029 e, a quel punto, le strade possibili saranno due: il rinnovo dell’accordo oppure l’assunzione diretta dell’organizzazione della gara da parte della Fondazione.
Sul piano istituzionale, le prossime tappe sono già calendarizzate. Il Consiglio comunale di Brescia voterà l’adesione alla Fondazione il 30 del mese, mentre la Camera di Commercio e la Provincia formalizzeranno il loro via libera a breve. Il passaggio decisivo sarà però l’assemblea dell’Ac Brescia, chiamata a esprimersi a giugno per rendere effettiva la costituzione dell’ente.
Ripercorrendo l’iter che ha portato all’attuale assetto, la sindaca Laura Castelletti ha ricordato come il rifiuto del primo schema da parte dell’Associazione del Museo abbia determinato la rottura con l’Aci, innescando una serie di conseguenze, dalla causa in Tribunale alla perdita del diritto di utilizzare il nome Mille Miglia per il museo. «Il dialogo è stato coltivato a lungo, ma senza esito – ha concluso –. Tutti si sono impegnati per una soluzione condivisa, che però non è stata possibile».
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.