Cam verso l’epilogo della vertenza: 57 licenziamenti e futuro ridimensionato

Dopo mesi di trattative, scioperi e presidi, si conclude la ristrutturazione di Cam – Il mondo del bambino: accordo sulle uscite e attività ridotta nei siti bergamaschi

La vertenza Cam è arrivata alla sua fase conclusiva. L’azienda Cam – Il mondo del bambino, realtà storica fondata nel 1969 e attiva nei due stabilimenti di Grumello del Monte e Telgate, ha definito un piano che porterà a 57 licenziamenti, segnando un passaggio delicato per il tessuto produttivo dell’area al confine tra Bergamo e Brescia. Una decisione maturata dopo un lungo confronto sindacale e annunciata come irreversibile.

Secondo quanto riportato in una nota della Cisl, la scelta di procedere con ulteriori esuberi è arrivata alla fine dello scorso anno, quando l’azienda ha ritenuto insufficienti le misure adottate fino a quel momento per mantenere in equilibrio l’attività produttiva. Da qui l’apertura di una nuova fase di confronto che ha portato, nei giorni scorsi, alla definizione di un accordo tra la rappresentanza sindacale aziendale di Fim Cisl e Uilm Uil.

L’intesa prevede un percorso di fuoriuscite incentivate, articolato in più fasi. A partire da metà febbraio, le uscite saranno gestite inizialmente su base volontaria, attraverso un meccanismo di incentivazione economica. Successivamente, fino al mese di luglio, verranno applicati i criteri previsti dalla normativa vigente, tra cui l’anzianità di servizio e i carichi familiari. Al termine del processo, in azienda resteranno 25 lavoratori, mentre le 57 uscite segneranno un ridimensionamento strutturale dell’organico.

Non tutte le sigle sindacali hanno però condiviso l’accordo. La Fiom Cgil ha scelto di non firmare l’intesa, giudicando inaccettabili le condizioni definite e confermando una posizione critica rispetto all’esito della trattativa. Una spaccatura che riflette la complessità del confronto e il peso sociale della decisione.

La conclusione della vertenza rappresenta l’ultimo capitolo di un percorso iniziato nella primavera scorsa, quando si erano esauriti gli ammortizzatori sociali ordinari. Già in quella fase, Cam aveva avviato un piano di esodo volontario incentivato che aveva coinvolto circa trenta dipendenti. A settembre era arrivata anche la chiusura del reparto stampaggio, ulteriore segnale delle difficoltà industriali attraversate dall’azienda.

Nel corso dei mesi, la situazione ha generato mobilitazioni sindacali, presidi e scioperi, culminati a fine anno con iniziative di protesta dei lavoratori. Un periodo di forte tensione, che ha accompagnato il progressivo ridimensionamento delle attività e l’incertezza sul futuro occupazionale.

Dal fronte sindacale, la preoccupazione per l’impatto sul territorio resta elevata. “Giungere a un numero così significativo di licenziamenti non può lasciarci sereni”, ha spiegato Vincenzo Zammito della Fim Cisl di Bergamo, sottolineando come il contesto economico locale difficilmente riuscirà a riassorbire in tempi brevi un numero così elevato di lavoratori. Da qui l’impegno a costruire sinergie con enti e imprese dell’area, per favorire percorsi di ricollocazione e reinserimento professionale.

Allo stesso tempo, resta la speranza che il sacrificio richiesto ai lavoratori possa consentire a Cam di proseguire un’attività industriale storica, preservando almeno una parte della produzione e creando le condizioni per un eventuale rilancio occupazionale nel medio periodo. Un obiettivo che, secondo i sindacati firmatari, passa dalla stabilizzazione della nuova struttura aziendale e dalla capacità di intercettare nuove opportunità di mercato.

La vicenda Cam si inserisce così in un quadro più ampio di trasformazioni del settore manifatturiero, dove ristrutturazioni e riduzioni di personale continuano a rappresentare una sfida cruciale per imprese, lavoratori e istituzioni locali.

Redazione

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