Centro commerciale di via Mazzini a Paratico, scontro aperto sulla sorte degli edifici

Giudice

La scelta del curatore fallimentare della società One Italy di non procedere all’abbattimento dei tre edifici del centro commerciale di via Mazzini, nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, ha acceso un acceso dibattito istituzionale e politico a Paratico. A innescare ulteriori polemiche è stata anche la posizione assunta dall’amministrazione comunale, che ha manifestato l’intenzione di acquisire gli immobili al patrimonio indisponibile dell’ente.

La vicenda ha suscitato la ferma reazione di Legambiente, tra i soggetti promotori dei ricorsi, e di Europa Verde. Entrambe le realtà hanno espresso una netta contrarietà sia alla linea adottata dal curatore fallimentare sia all’operazione prospettata dal Comune, giudicata come un tentativo di preservare strutture ritenute abusive. Si tratta di tre edifici, rispettivamente di 900, 400 e 100 metri quadrati, fino a poco tempo fa destinati ad attività commerciali.

Secondo il presidente del circolo di Legambiente del Basso Sebino, Franco Gangemi, l’eventuale acquisizione degli immobili da parte dell’ente pubblico non modificherebbe la natura abusiva delle costruzioni. «Esiste una sentenza del Consiglio di Stato – ha dichiarato – e non può essere proprio un’amministrazione pubblica a sottrarsi alla sua applicazione». Gangemi ha inoltre ricordato il lungo iter giudiziario che ha portato alla decisione definitiva, sottolineando come il pronunciamento sia il risultato di nove anni di lavoro da parte di tribunali e professionisti coinvolti.

Ancora più netta la posizione di Europa Verde. Il portavoce Dario Balotta ha ribadito che ogni scelta relativa ai tempi e alle modalità della demolizione spetta esclusivamente al prefetto di Brescia, in quanto organo delegato dal Consiglio di Stato all’esecuzione dell’ordine di abbattimento. A suo avviso, gli immobili, autorizzati in violazione delle normative vigenti, sono oggetto di una sentenza chiara e non interpretabile. Per questo motivo, l’ipotesi avanzata dall’amministrazione comunale di risolvere la questione attraverso il riutilizzo delle strutture non avrebbe alcun fondamento giuridico.

Redazione

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