Si chiude con una condanna all’ergastolo il processo per l’omicidio di Santina Delai, 78 anni, uccisa il 7 febbraio 2024 nella sua abitazione di Puegnago del Garda. A infliggere la pena massima è stata la Corte d’Assise di Brescia, che ha riconosciuto la responsabilità del figlio, Mauro Pedrotti.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Ines Bellesi, il delitto sarebbe stato pianificato. La richiesta di ergastolo si è fondata sull’ipotesi di un omicidio premeditato, supportata da conversazioni che l’imputato avrebbe avuto nei giorni precedenti con vicini e familiari.
Per i giudici, gli elementi raccolti hanno confermato la presenza di aggravanti rilevanti: la premeditazione, il vincolo di parentela – trattandosi di un crimine commesso nei confronti dell’ascendente – e la condizione di minorata difesa della vittima, legata all’età avanzata.
Nelle ore immediatamente successive ai fatti, Pedrotti aveva cercato di sviare le indagini, simulando una rapina finita in tragedia. Una versione che, tuttavia, è crollata rapidamente. Dopo poche ore, l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, confessando di aver strangolato la madre, spiegando agli inquirenti di non riuscire più a tollerare la convivenza.
La confessione ha rappresentato una svolta decisiva nelle indagini, chiarendo fin da subito la matrice familiare dell’omicidio e ridimensionando l’ipotesi iniziale di un’aggressione da parte di ignoti.
Di diverso avviso la difesa, affidata all’avvocato Giovanni Brunelli. Il legale ha sostenuto che non si sia trattato di un delitto pianificato, bensì di un gesto improvviso, maturato al culmine di una lite.
Secondo questa ricostruzione, il contrasto sarebbe nato dalla proposta del figlio di trasferirsi in un’altra abitazione, ipotesi che avrebbe provocato una reazione negativa dell’anziana madre. Da qui, sempre secondo la difesa, una discussione degenerata in un atto violento non preordinato.
Per tale ragione, l’avvocato ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, ritenendo che l’episodio fosse frutto di un impulso emotivo e non di un piano predefinito.
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