Sanità Lombardia: Cup unico tra ritardi e adesioni parziali

Il progetto regionale divide politica e istituzioni: cresce l’adesione ma restano criticità sul coinvolgimento dei privati

Il percorso verso il Centro unico di prenotazione (Cup) in Lombardia procede, ma tra accelerazioni e rallentamenti che alimentano il confronto politico. Se da un lato la Regione evidenzia progressi e nuove adesioni, dall’altro emergono dubbi sulla reale partecipazione delle strutture private, ritenute fondamentali per il funzionamento del sistema.

Secondo la Direzione generale Welfare, i principali operatori sanitari privati hanno avviato le attività tecniche e organizzative necessarie per integrarsi nella piattaforma. L’obiettivo resta quello di rendere operativo il Cup nel più breve tempo possibile, garantendo un accesso più uniforme e trasparente ai servizi sanitari.

Un caso emblematico è rappresentato dalla provincia di Brescia, attualmente la più avanzata nel processo. Qui tutte le ASST risultano già integrate nel sistema, affiancate da alcune realtà private come la Fondazione Poliambulanza, Vmedical e la Clinica Apollonia. Tuttavia, restano ancora diverse strutture non coinvolte, segno di un’adesione non ancora completa.

Il cronoprogramma prevede ulteriori passi nei prossimi mesi. A maggio 2026 è atteso l’avvio del primo centro del Gruppo San Donato, seguito da un secondo a luglio. Nello stesso periodo entreranno progressivamente nel sistema anche realtà come Don Gnocchi e Humanitas, mentre successivamente sarà il turno di Multimedica e degli Istituti Maugeri.

La Regione sottolinea una collaborazione definita “costruttiva” con gli operatori privati. Il coinvolgimento di queste strutture viene considerato una priorità strategica, indispensabile per garantire una copertura capillare dei servizi e una reale libertà di scelta per i cittadini.

Non mancano però le critiche sullo stato di avanzamento del progetto. Il Partito Democratico regionale evidenzia un’adesione ancora limitata del settore privato, sottolineando come i numeri attuali siano lontani dagli obiettivi iniziali. Secondo i dati citati, solo una quota ridotta delle prestazioni – circa il 4,4% – viene oggi prenotata tramite il Cup nelle strutture private accreditate.

Un ritardo che, secondo l’opposizione, ha comportato anche una revisione delle tempistiche. L’integrazione completa dei privati, inizialmente prevista entro il 2025, sarebbe stata posticipata alla fine del 2026, alimentando ulteriori perplessità sull’efficacia del progetto.

Tra i nodi evidenziati vi è anche il rischio di squilibri nel sistema. In assenza di una piena adesione, il settore pubblico si troverebbe a sostenere gran parte del carico, mentre alcune strutture private continuerebbero a operare in modo autonomo, proponendo prestazioni a pagamento fuori dal circuito del Cup.

Il tema si lega direttamente alla questione delle liste d’attesa, uno degli obiettivi principali della riforma. Senza un’integrazione completa, il sistema rischia di non incidere in modo significativo sulla riduzione dei tempi, lasciando irrisolte alcune delle criticità più sentite dai cittadini.

Il confronto resta quindi aperto tra Regione e opposizione. Da un lato si evidenziano i passi avanti e le adesioni in crescita, dall’altro si sottolineano ritardi e lacune strutturali, che dovranno essere colmate per rendere il Cup uno strumento realmente efficace.

Redazione

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