Nuovi sviluppi emergono dall’indagine che ha fatto luce sulla rete di fiancheggiatori legata al boss Matteo Messina Denaro. Le attività investigative, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno già portato all’arresto di 16 persone ritenute coinvolte nel sistema di protezione della latitanza del capomafia.
Tra gli elementi più rilevanti emersi figura il ruolo attribuito a Massimo Gentile, considerato socialmente pericoloso dagli inquirenti. Secondo quanto ricostruito, avrebbe messo a disposizione la propria identità per agevolare il boss, consentendogli di effettuare operazioni bancarie, acquistare mezzi di trasporto e stipulare polizze assicurative senza destare sospetti.
Proprio nei confronti di Gentile, attualmente detenuto e già condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa dal giudice per l’udienza preliminare di Palermo, è scattato un provvedimento di sequestro patrimoniale. I Carabinieri del Ros, con il supporto dei comandi provinciali, hanno eseguito l’operazione nelle province di Milano, Brescia e Roma.
Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta a circa 500 mila euro. Tra questi, anche un conto corrente individuato a Brescia con una disponibilità di alcune migliaia di euro. Il provvedimento rappresenta un ulteriore tassello nell’attività di contrasto alle reti di supporto alla criminalità organizzata, emerse proprio grazie all’inchiesta che portò alla cattura del boss.
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