Nel giorno dedicato alla memoria della Liberazione, Desenzano del Garda si trova a fare i conti con un gesto che ha suscitato indignazione. I fiori deposti il 25 aprile ai piedi della stele del Massadrino sono stati infatti sottratti, deturpando un luogo simbolo della storia cittadina e del sacrificio partigiano.
La stele, installata nel 2015, ricorda Angelo Memini, giovane partigiano ucciso a soli 25 anni durante uno degli episodi più drammatici della Resistenza locale. Ogni anno, Anpi, Comune e Cgil rendono omaggio con una cerimonia ufficiale, che quest’anno è stata però segnata da questo atto vandalico, percepito come una mancanza di rispetto verso la memoria collettiva.
Il Massadrino non è un luogo qualunque per la comunità desenzanese. Qui si combatté l’ultima battaglia per la liberazione della città, un episodio che ancora oggi rappresenta un punto centrale nella storia locale. La sottrazione dei fiori assume quindi un valore simbolico particolarmente forte, colpendo uno dei momenti più significativi del ricordo pubblico.
Per comprendere appieno il significato di questo luogo, è necessario tornare agli eventi dell’aprile 1945. Nella notte tra il 26 e il 27, i partigiani locali, affiancati da combattenti della Brigata Garibaldi provenienti dal Mantovano, organizzarono un’azione contro un convoglio tedesco in transito. La strettoia del Massadrino fu scelta come punto strategico per l’attacco, che venne sferrato all’alba con armi leggere.
La reazione delle forze tedesche fu però immediata e violenta. Nelle cascine circostanti erano presenti reparti dotati di mezzi corazzati e armi automatiche, che risposero con un intenso fuoco. I partigiani furono costretti a ripiegare verso le pendici del Montecorno, cercando riparo per evitare perdite ancora più gravi.
Durante gli scontri perse la vita Angelo Memini, mentre altri combattenti rimasero feriti, tra cui Giuseppe Bussola e Angelo Raimondi. Nonostante le difficoltà, la battaglia rappresentò uno degli ultimi atti della Resistenza nella zona.
Poche ore più tardi, la situazione cambiò radicalmente. Alle 7.30 del mattino del 27 aprile, le formazioni partigiane entrarono nel centro di Desenzano, attraversando le vie principali e segnando di fatto la liberazione della città. Le testimonianze dell’epoca raccontano di una popolazione in festa, scesa in strada per accogliere i liberatori.
Il ricordo di quei momenti è rimasto vivo nel tempo, anche grazie a iniziative commemorative e alla presenza di luoghi simbolo come la stele del Massadrino. Proprio per questo, episodi come il furto dei fiori vengono percepiti come una ferita alla memoria condivisa, che va oltre il semplice gesto materiale.
La comunità continua a riconoscere in questi luoghi un patrimonio storico e civile fondamentale. Il rispetto della memoria della Resistenza resta un elemento centrale per comprendere l’identità del territorio e il valore della libertà conquistata.
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