Non si terrà nella sede prevista il dibattito sulla futura moschea di via Camozzi a Brescia. L’amministrazione comunale ha infatti deciso di revocare la concessione della sala civica “E. Lonati”, inizialmente assegnata all’associazione “Brescia ai Bresciani” per l’incontro fissato il 4 maggio. Alla base del provvedimento vi sono i contenuti utilizzati per promuovere l’iniziativa, giudicati non corretti e con carattere discriminatorio.
La decisione è maturata al termine di un percorso avviato nei giorni precedenti. Il Comune aveva già contestato il materiale informativo lo scorso 22 aprile, chiedendo una rettifica entro il 27 aprile. Nonostante l’invio di osservazioni da parte dell’associazione, i contenuti ritenuti problematici sarebbero rimasti invariati e ancora visibili sui canali di comunicazione, portando così all’adozione del provvedimento definitivo.
Secondo quanto ricostruito dall’amministrazione, alcune delle informazioni diffuse avrebbero suggerito presunti legami non trasparenti o irregolari tra rappresentanti della comunità islamica, esponenti politici locali e soggetti esteri, oltre a rilanciare l’ipotesi di un progetto generalizzato per la costruzione di moschee in ogni quartiere, definito come privo di fondamento. Tali elementi sono stati ritenuti in contrasto con i principi richiesti per l’utilizzo di spazi pubblici.
Nel mirino anche alcune ricostruzioni relative all’iter urbanistico dell’immobile situato in via Camozzi 55. Il Comune ha precisato che la modifica della destinazione d’uso è stata approvata dal Consiglio comunale in seduta pubblica il 31 ottobre 2025, e non dalla Giunta come indicato nei materiali diffusi. Inoltre, i consiglieri citati nella comunicazione non risultavano presenti durante la discussione e la votazione del provvedimento.
Alla luce di queste valutazioni, l’amministrazione ha ritenuto che non fossero rispettate le condizioni necessarie per la concessione della sala civica. Nel provvedimento si sottolinea come l’attività di propaganda politica non possa entrare in conflitto con l’interesse pubblico né con i limiti della critica istituzionale, portando così alla revoca dell’autorizzazione per motivi di interesse generale.
Per quanto riguarda gli aspetti amministrativi, la tariffa già versata per l’utilizzo dello spazio sarà restituita all’associazione tramite un atto separato. Rimane tuttavia aperta la possibilità di un ricorso legale, che potrà essere presentato al Tribunale amministrativo regionale entro 60 giorni oppure, in alternativa, tramite ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di confronto pubblico sul tema della realizzazione di nuovi luoghi di culto e sulla gestione degli spazi urbani. Il caso evidenzia l’attenzione delle istituzioni locali nel bilanciare libertà di espressione e rispetto delle norme, soprattutto quando si tratta di iniziative ospitate in strutture comunali.
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