Intelligenza artificiale: nelle pmi bresciane utilizzo sotto il 5%

Diffusione limitata e conoscenza superficiale frenano l’adozione dell’IA, ampliando il divario con le grandi aziende

L’intelligenza artificiale fatica a trovare spazio concreto nelle piccole e medie imprese bresciane, dove il suo utilizzo resta ancora marginale. Secondo un’analisi condotta da Antonio Perini, presidente di Unimatica Confapi Brescia, meno del 5% delle aziende integra realmente l’IA nei propri processi, mentre circa il 60% degli imprenditori ne possiede soltanto una conoscenza superficiale.

Il dato emerge da un’attività di osservazione durata due anni, tra incontri e percorsi formativi dedicati al tema. Nonostante una crescente consapevolezza dell’importanza dell’IA, l’approccio rimane limitato a funzioni di base, come la scrittura di email, le traduzioni o la creazione di presentazioni, senza incidere sull’organizzazione aziendale.

Il divario con le grandi imprese appare significativo, inserendosi in un gap più ampio legato alla digitalizzazione. Secondo dati citati nell’analisi, l’utilizzo reale delle tecnologie digitali nei processi aziendali raggiunge il 67% nelle grandi aziende, mentre si ferma al 9% nelle piccole. Nel caso specifico dell’intelligenza artificiale, la distanza risulterebbe ancora più marcata.

Alla base di questa situazione vi sarebbe una resistenza culturale oltre che organizzativa, con molti imprenditori che tendono a considerare l’IA come uno strumento secondario o delegabile esclusivamente al reparto IT. Tuttavia, secondo Perini, l’impatto dell’intelligenza artificiale è soprattutto di natura organizzativa, richiedendo un coinvolgimento diretto della leadership aziendale.

Il tema assume particolare rilevanza in relazione alla produttività, ambito in cui le imprese italiane mostrano un ritardo rispetto alla media europea. Se in Europa la produttività media per addetto si attesta intorno ai 120mila euro, in Italia si ferma a circa 99mila euro. L’adozione dell’IA potrebbe contribuire a ridurre questo divario, migliorando l’efficienza e ottimizzando i processi.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la carenza di competenze specializzate, sia nel mondo accademico sia in quello tecnico. Le figure formate in ambito digitale tendono infatti a orientarsi verso contesti più strutturati, come le grandi aziende, spesso localizzate in aree più attrattive come Milano.

Nel frattempo, l’utilizzo informale dell’IA tra i dipendenti è già diffuso, con circa il 70% che ne fa uso per attività quotidiane non strutturate. Questo fenomeno, se da un lato evidenzia un potenziale ancora inespresso, dall’altro solleva questioni legate alla sicurezza informatica, in particolare per quanto riguarda la gestione dei dati inseriti nei sistemi.

Per affrontare queste sfide, diventa centrale il tema della formazione, non solo tecnica ma anche strategica. Comprendere il funzionamento dell’intelligenza artificiale e saperne valutare i risultati è considerato un passaggio fondamentale per un utilizzo consapevole ed efficace.

In questo contesto, sono state avviate anche iniziative di collaborazione istituzionale. Unimatica Confapi Brescia ha siglato accordi con Microsoft e con la Polizia Postale, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e promuovere una maggiore cultura digitale tra le imprese.

L’evoluzione del mercato del lavoro rappresenta un ulteriore fattore di pressione, considerando che entro il 2040 in Italia si stima una carenza di circa 3,9 milioni di lavoratori. In questo scenario, l’intelligenza artificiale potrebbe assumere un ruolo chiave, soprattutto nelle attività a bassa redditività, liberando risorse da destinare a compiti più strategici.

Il ritardo nell’adozione dell’IA nelle pmi bresciane evidenzia quindi una sfida cruciale per la competitività del territorio, che richiede investimenti, formazione e un cambiamento culturale per sfruttare appieno le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Redazione

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