Bombolette abbandonate sui marciapiedi, palloncini vuoti nei parchi e davanti ai locali: è il segno sempre più evidente della diffusione del protossido di azoto tra i giovani anche nel Bresciano. Conosciuto come “gas esilarante” o “droga del palloncino”, il fenomeno sta attirando crescente attenzione da parte delle amministrazioni locali e degli esperti sanitari per i possibili effetti neurologici legati all’abuso della sostanza.
Il protossido di azoto non è una droga illegale tradizionale. Si tratta infatti di un gas utilizzato normalmente in ambito medico e alimentare, impiegato ad esempio negli studi dentistici per sedazioni leggere oppure nelle bombolette per panna spray. Proprio la sua apparente normalità e la facilità di reperimento ne hanno favorito la diffusione tra adolescenti e giovanissimi.
Economico, legale e facilmente acquistabile online o nei negozi etnici, il gas viene inalato attraverso palloncini per ottenere effetti immediati di euforia e alterazione temporanea della percezione. Una pratica che negli ultimi anni si è diffusa rapidamente anche fuori dai grandi centri urbani.
Il fenomeno viene ormai associato anche al mondo dello sport e del calcio, tanto da essere soprannominato da alcuni “la droga dei calciatori”. La sostanza viene infatti utilizzata per il suo effetto breve e per la convinzione, diffusa soprattutto tra i più giovani, che non lasci tracce evidenti o conseguenze gravi.
Tuttavia, dietro l’apparente innocuità dello sballo rapido, medici e specialisti segnalano rischi molto seri. L’uso frequente e prolungato del protossido di azoto può infatti provocare danni neurologici anche permanenti, legati soprattutto alla carenza di vitamina B12 indotta dalla sostanza.
Tra le conseguenze segnalate vi sono problemi neurologici, perdita di sensibilità agli arti, difficoltà motorie, danni al midollo spinale e disturbi cognitivi. Nei casi più gravi possono verificarsi conseguenze irreversibili che richiedono lunghi percorsi di cura e riabilitazione.
A preoccupare è soprattutto la percezione di sicurezza che circonda il prodotto. Non essendo associato all’immaginario tradizionale delle droghe pesanti, il gas esilarante viene spesso considerato uno svago innocuo o una semplice moda giovanile.
Le tracce del consumo sono ormai visibili in molte aree urbane del Bresciano: all’esterno dei locali, nei parcheggi, nei parchi pubblici e nelle piazze frequentate dai giovani. Una presenza sempre più evidente che ha spinto alcune amministrazioni comunali a valutare misure di contrasto e sensibilizzazione.
Diversi Comuni della provincia stanno infatti studiando interventi per limitare la vendita incontrollata delle bombolette e promuovere campagne informative rivolte soprattutto agli adolescenti e alle famiglie. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza sui rischi sanitari di una pratica che continua a diffondersi rapidamente.
Gli esperti sottolineano come il vero pericolo sia la sottovalutazione del fenomeno, favorita dal fatto che il protossido di azoto non venga percepito come una sostanza pericolosa al pari di altre droghe. La facilità di accesso e il basso costo rendono inoltre il consumo particolarmente diffuso tra i minorenni.
Il tema sta così emergendo come una nuova emergenza sociale e sanitaria, con crescente attenzione da parte di scuole, servizi sanitari e amministrazioni locali chiamate a fronteggiare un fenomeno ancora poco conosciuto ma in costante espansione.
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