Brescia, allarme dipendenze tra i giovani: “Non cercano lo sballo ma sollievo dallo stress”

Dal Sert un quadro preoccupante: crescono consumo di alcol, droghe e sostanze “normalizzate” come il protossido d’azoto

Le dipendenze tra i giovani stanno cambiando volto. A Brescia non si parla più soltanto di consumo legato alla trasgressione o alla ricerca dello “sballo”, ma di un fenomeno sempre più precoce e legato alla gestione di stress, ansia, solitudine e difficoltà relazionali. È questo il quadro tracciato da Luca Gheda, responsabile del Sert dell’Asst Spedali Civili di Brescia, che descrive una situazione in evoluzione e sempre meno riconoscibile nei suoi confini tradizionali.

Secondo l’esperto, le nuove forme di consumo sono spesso integrate nella vita quotidiana dei ragazzi e non immediatamente percepite come problematiche. “Le dipendenze appaiono sempre più precoci e meno riconoscibili”, spiega Gheda, sottolineando come oggi non esista più soltanto la tossicodipendenza classica, ma una serie di comportamenti che si intrecciano con la normalità apparente della vita scolastica e sociale.

Il cambiamento più significativo riguarda le motivazioni. Se in passato il consumo di sostanze era spesso associato alla ribellione o alla ricerca di effetti euforici, oggi prevale una logica diversa. Non si cerca più lo sballo, ma un modo per “reggere” le pressioni quotidiane, tra insonnia, ansia da prestazione e isolamento. In questo contesto, le sostanze diventano strumenti di automedicazione, più che di evasione.

Particolare preoccupazione desta la diffusione di sostanze percepite come innocue, come il protossido d’azoto, spesso inalato tramite palloncini. Un fenomeno in crescita che, secondo gli specialisti, viene sottovalutato dai più giovani. “Lo considerano un gioco, ma può causare danni neurologici importanti”, avverte Gheda, citando possibili effetti come perdita di coordinazione e danni ai nervi.

Accanto a queste sostanze emergenti si registra anche un uso improprio di farmaci, in particolare benzodiazepine e sedativi, spesso reperiti in ambito domestico. Si tratta di medicinali utilizzati dai ragazzi per dormire o calmarsi, ma che possono generare rapidamente dipendenza. In alcuni casi vengono assunti insieme ad altre sostanze, aumentando il rischio di overdose e perdita di coscienza.

Il fenomeno è reso ancora più complesso dal ruolo dei social network. Piattaforme come TikTok, secondo gli operatori del Sert, contribuiscono a diffondere informazioni distorte e a normalizzare comportamenti rischiosi. “I ragazzi arrivano ai servizi informati, ma nel modo sbagliato”, osserva Gheda, evidenziando come i contenuti online possano creare una falsa percezione di sicurezza.

Sul fronte dell’alcol, il modello tradizionale legato ai pasti è stato progressivamente sostituito dal binge drinking, ovvero il consumo eccessivo concentrato soprattutto nel fine settimana. Il fenomeno, tuttavia, non si limita più alla sola serata, ma si estende anche ad altre fasce orarie, compresi i pomeriggi, segnalando un abbassamento dell’età e della soglia di rischio.

A preoccupare ulteriormente gli operatori è la diffusione della cocaina tra i giovani, che non è più confinata a contesti adulti o elitari, ma entra stabilmente nella vita notturna e sociale delle nuove generazioni. Accanto a essa emergono anche sostanze come crack e Mdpv, meno diffuse ma estremamente pericolose, associate a gravi conseguenze psichiatriche e a situazioni di forte marginalità sociale.

Il quadro complessivo delineato dal Sert di Brescia restituisce l’immagine di una dipendenza che cambia forma, diventando più invisibile ma non meno pericolosa. Un fenomeno che non si manifesta più solo come eccesso, ma come risposta fragile a un disagio diffuso tra i più giovani.

Redazione

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