Femminicidio Giada Zanola, ergastolo a Favero: il dolore della famiglia

La sorella Federica dopo la sentenza: “Il verdetto non colma il vuoto, serve rispetto per tutti”

La Corte d’Assise di Padova ha condannato all’ergastolo Andrea Favero, ex compagno di Giada Zanola e padre del loro bambino, riconosciuto colpevole dell’omicidio della 33enne originaria di Brescia. L’uomo, secondo quanto ricostruito in giudizio, avrebbe prima sedato la vittima per poi gettarla dal cavalcavia dell’autostrada A4 a Vigonza, nel Padovano.

La sentenza è arrivata dopo una lunga camera di consiglio e ha confermato l’impianto accusatorio, pur senza riconoscere l’aggravante della premeditazione. Un dettaglio che sarà chiarito nelle motivazioni della Corte, attese entro 90 giorni, indicativamente verso la metà di agosto.

A poche ore dalla lettura del verdetto, il dolore della famiglia resta intatto. “Il verdetto non cancella il vuoto, anche se la giustizia ha fatto il suo corso”, ha dichiarato Federica Zanola, sorella della vittima, raggiunta al termine della giornata in tribunale mentre si preparava a rientrare a Brescia.

Le sue parole restituiscono la complessità emotiva di una vicenda giudiziaria che, pur con una condanna severa, non può chiudere la ferita aperta dalla perdita di Giada. “Chiediamo rispetto per tutte le famiglie coinvolte”, ha aggiunto Federica, sottolineando come il dolore non riguardi solo i parenti della vittima ma, in senso più ampio, tutte le persone toccate dalla tragedia.

Nel racconto della sorella emerge anche la consapevolezza di una giustizia che può accertare i fatti, ma non restituire ciò che è stato tolto. “Il nostro dolore è grande. Nessuno ci riporterà Giada indietro”, ha spiegato, ribadendo l’impossibilità di trovare una forma di compensazione emotiva nella sentenza.

La famiglia ha seguito il processo con attenzione e presenza costante in aula, accompagnando ogni fase del procedimento. Secondo quanto riferito, non vi sarebbero dubbi sul lavoro svolto dagli inquirenti, che hanno ricostruito la dinamica dell’omicidio e portato alla condanna dell’imputato.

Il caso ha suscitato forte attenzione anche fuori dall’aula di giustizia, non solo per la brutalità dei fatti contestati ma anche per il contesto familiare in cui si è consumata la violenza. Giada Zanola, 33 anni, era madre di un bambino e viveva tra Brescia e il territorio veneto prima della tragedia avvenuta nel 2024.

La condanna all’ergastolo rappresenta il primo grado di giudizio, ma il procedimento giudiziario potrà proseguire nelle successive fasi di impugnazione. Nel frattempo, la famiglia continua a chiedere che il ricordo di Giada non venga oscurato dalla cronaca giudiziaria, ma mantenuto vivo attraverso iniziative commemorative e momenti pubblici di riflessione.

La giornata della sentenza si è chiusa con un sentimento contrastante: da un lato la risposta della giustizia, dall’altro un senso di vuoto che resta immutato. “Non ci aspettavamo nulla. Quel nulla che sa di un vuoto incolmabile”, è stata una delle frasi più significative riportate dalla famiglia dopo la lettura del verdetto.

Photo Credits: Profilo FB Giada Zanola

Redazione

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