Omicidio di via Milano, il pm chiede oltre 170 anni di carcere per otto imputati

La requisitoria davanti alla Corte d’Assise di Brescia: per l’uccisione di Ranjit Singh nel 2023 la Procura parla di spedizione punitiva e premeditazione.

Tribunale di Brescia

Oltre 172 anni di reclusione complessivi sono stati richiesti dalla Procura di Brescia nei confronti di otto cittadini indiani accusati dell’omicidio di Ranjit Singh, avvenuto alla vigilia di Natale del 2023 in via Milano a Brescia. Il caso è al centro del processo in corso davanti alla Corte d’Assise, dove il pubblico ministero ha ricostruito una dinamica definita come una vera e propria spedizione punitiva.

Secondo l’impostazione dell’accusa, l’aggressione sarebbe stata pianificata nei dettagli con l’obiettivo di “regolare conti” maturati in ambito lavorativo. La vittima, 51 anni, sarebbe stata infatti presa di mira al termine di contrasti precedenti con il suo ex datore di lavoro, attivo nel settore delle costruzioni.

Il 24 dicembre 2023 Ranjit Singh venne aggredito in un parcheggio di via Milano, dove sarebbe stato prima picchiato e poi accoltellato. Le ferite riportate si rivelarono fatali, trasformando l’episodio in un omicidio che ha portato all’apertura di un ampio procedimento giudiziario.

Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha distinto i ruoli dei singoli imputati all’interno del presunto gruppo responsabile dell’agguato. Per chi è ritenuto esecutore materiale dell’aggressione sono state richieste le pene più severe, mentre per l’uomo indicato come ideatore dell’azione è stata avanzata una richiesta di condanna a 25 anni di reclusione.

Per altri imputati, considerati coinvolti in maniera marginale nella fase organizzativa o esecutiva, le richieste di pena risultano inferiori, pur nell’ambito di una ricostruzione unitaria della responsabilità collettiva.

L’accusa ha sostenuto che gli imputati avrebbero agito con un intento comune e coordinato, sottolineando come la morte della vittima fosse un esito prevedibile della violenza messa in atto durante l’agguato. Pur rinunciando all’aggravante della crudeltà, la Procura ha comunque chiesto il riconoscimento della premeditazione per una parte degli imputati.

Il procedimento si inserisce in un contesto giudiziario complesso, in cui la Corte dovrà ora valutare le prove raccolte e le ricostruzioni dell’accusa prima di arrivare a una sentenza definitiva.

Redazione

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