Si è concluso con una condanna a 16 anni di reclusione il procedimento giudiziario nei confronti di Oussama El Messky, cittadino marocchino di 25 anni accusato di aver avuto un ruolo determinante nella morte di Abdelilah Soyt, il 32enne che perse la vita nelle acque del fiume Oglio il 12 aprile dello scorso anno a Pontoglio.
La decisione è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare Marco Vommaro al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Per l’accusa, El Messky avrebbe partecipato all’aggressione che costrinse Soyt a cercare una via di fuga disperata, culminata con il tuffo nel fiume dove trovò la morte per annegamento.
Le indagini hanno ricostruito un contesto di forte tensione legato alle attività di spaccio presenti nell’area al confine tra le province di Brescia e Bergamo. Secondo gli investigatori, l’agguato sarebbe stato organizzato per mantenere il controllo del traffico di droga nella zona. Alla spedizione punitiva avrebbero preso parte, oltre al 25enne condannato, altri sette individui.
Durante l’episodio sarebbero stati utilizzati diversi strumenti offensivi. I presenti avrebbero esploso colpi d’arma da fuoco, impugnato bastoni e machete e lanciato pietre contro la vittima. Gli accertamenti medico-legali hanno inoltre evidenziato una lesione alla nuca di Soyt, compatibile con un colpo inferto mediante un oggetto contundente. Non è stato possibile stabilire con certezza se la ferita sia stata causata prima o dopo il suo ingresso in acqua.
L’attività investigativa ha consentito successivamente di identificare altri tre presunti complici. Nei loro confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, analoga a quella eseguita per El Messky. Tuttavia, i tre risultano ancora irreperibili e sono attualmente ricercati dalle autorità.
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