Brescia piange Marta Zagaria in Damiano, scomparsa alla soglia dei 104 anni, che avrebbe compiuto il prossimo 18 dicembre. Figura molto conosciuta in città, è stata una delle centenarie più stimate del territorio per il suo lungo percorso di vita dedicato alle relazioni umane, alla socialità e all’impegno nel volontariato.
La sua esistenza è stata caratterizzata da una costante attenzione verso gli altri e da una fitta rete di rapporti costruiti nel tempo, che l’hanno resa un punto di riferimento per generazioni di amici, professionisti e rappresentanti delle istituzioni. Il suo nome è rimasto legato a un’idea di socialità intesa come valore centrale della vita quotidiana.
Nel corso della sua vita aveva spesso ripetuto come le relazioni rappresentassero il vero fulcro dell’esistenza, considerandole un elemento essenziale per il benessere personale e collettivo. Una visione che ha accompagnato tutte le sue attività e il suo modo di vivere la comunità.
Un salotto aperto alla città
Uno degli aspetti più noti della sua figura era il cosiddetto “salotto” di casa Damiano, diventato nel tempo un luogo di incontro per rappresentanti delle istituzioni, prefetti, questori, ufficiali e professionisti. Uno spazio informale ma costante, in cui relazioni personali e vita pubblica si intrecciavano in modo naturale.
Questo contesto si era sviluppato anche grazie alla carriera del marito, Guido Damiano, imprenditore e successivamente funzionario dello Stato fino al ruolo di prefetto di Trento. Le esperienze professionali della famiglia avevano contribuito a creare una rete di contatti che si era estesa in diverse città italiane.
Nel corso degli anni, la famiglia aveva vissuto in varie località, tra cui Foggia, Massa, Cremona e Trento, prima di stabilirsi definitivamente a Brescia, città che Marta aveva scelto come propria casa e centro della sua vita sociale.
Una vita lunga e attiva fino all’ultimo
Nonostante l’età avanzata, Marta Damiano aveva mantenuto per lungo tempo una vita attiva. Fino a età molto avanzata continuava a uscire, leggere, partecipare a incontri e coltivare le sue passioni, tra cui giochi di carte come il burraco. La sua quotidianità era segnata da una forte curiosità e da una partecipazione costante alla vita sociale.
Aveva affrontato nel corso degli anni diversi lutti familiari, tra cui la perdita del marito Guido, del figlio Maurizio e del genero Guido Alberini, oltre ad altri familiari. Nonostante le difficoltà, aveva mantenuto una forte determinazione personale e un atteggiamento positivo verso la vita.
L’impegno nel volontariato e nella città
Accanto alla dimensione relazionale, un ruolo centrale nella sua vita era stato quello del volontariato e dell’impegno associativo. In particolare, come presidente dell’Inner Wheel Club Brescia Vittoria Alata, aveva promosso numerose iniziative benefiche a sostegno di realtà sociali e progetti dedicati alle persone più fragili.
Il suo approccio alla solidarietà era guidato da una convinzione profonda: fare del bene agli altri significa, allo stesso tempo, arricchire anche la propria vita.
Chi l’ha conosciuta ricorda la sua capacità di accoglienza, l’eleganza nei modi, il sorriso costante e una straordinaria energia personale che l’ha accompagnata per tutta la vita. Un tratto distintivo che ha contribuito a rendere il suo “salotto” un punto di riferimento riconosciuto nella vita cittadina.
Un’eredità di relazioni e umanità
Con la sua scomparsa, Brescia perde non solo una delle sue cittadine più longeve, ma una figura che ha saputo trasformare l’amicizia in un valore condiviso e duraturo. Il suo lascito umano è legato soprattutto alla capacità di costruire legami autentici e duraturi nel tempo.
Il ricordo che resta è quello di una donna che ha interpretato la vita come un intreccio di relazioni, impegno sociale e attenzione verso gli altri, lasciando un segno profondo in chi ha avuto modo di conoscerla.
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