La Procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio per dodici persone ritenute coinvolte in un presunto sistema organizzato per la coltivazione di marijuana su larga scala. L’inchiesta riguarda due capannoni trasformati in vere e proprie strutture produttive, individuati nel quartiere Abba di Brescia e a Poncarale, dove la Guardia di Finanza aveva effettuato un maxi sequestro nei mesi scorsi.
Durante l’operazione erano state trovate 952 piante di marijuana, circa 90 chilogrammi di infiorescenze, oltre 20 chilogrammi tra foglie e materiale vegetale e circa 2 chilogrammi di hashish. Nel corso dei controlli erano stati inoltre recuperati circa 300 grammi di ulteriore marijuana, somme di denaro contante e diversi dispositivi mobili ritenuti utili alle indagini.
Secondo gli investigatori, il valore complessivo della sostanza sequestrata avrebbe sfiorato il milione di euro. La richiesta di processo è stata avanzata dal pubblico ministero Alessio Bernardi, titolare del procedimento, nei confronti delle dodici persone che sarebbero coinvolte nella gestione dell’attività illecita.
Tra gli indagati figura anche un 43enne bresciano, titolare di una ditta nel settore delle tinteggiature e verniciature, arrestato durante il blitz. Insieme a lui erano finiti in manette anche un 30enne bresciano e un coetaneo residente nel Veronese.
Per la Procura, il 43enne avrebbe avuto un ruolo centrale nell’organizzazione, coordinando le diverse fasi della produzione della marijuana. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe gestito un’attività strutturata che comprendeva l’acquisto dei semi, la coltivazione delle piante, la raccolta e le successive operazioni di essiccazione.
Le strutture individuate dagli investigatori erano state allestite con impianti specifici per favorire la crescita delle piante. Nei capannoni erano presenti 262 lampade alogene, sistemi di aspirazione, apparecchiature per il controllo della temperatura e impianti di videosorveglianza.
L’attività avrebbe richiesto un elevato consumo di energia elettrica, che secondo l’accusa sarebbe stata ottenuta attraverso allacci abusivi alla rete. Gli investigatori hanno contestato anche il presunto furto di corrente utilizzata per alimentare gli impianti necessari alla coltivazione.
Dalle prime stime raccolte nell’indagine, il consumo illecito di energia avrebbe superato i 115mila euro ai danni di E-Distribuzione. A questi si aggiungerebbero circa 50mila euro contestati nei confronti di Unareti e ulteriori migliaia di euro relativi al danno provocato a un’abitazione privata.
L’inchiesta ha quindi delineato, secondo l’ipotesi accusatoria, un sistema in grado di sostenere una produzione continuativa attraverso strutture organizzate e investimenti specifici. La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta ora il passaggio che porterà il procedimento davanti al giudice per la valutazione delle responsabilità .
Gli indagati potranno ora affrontare la fase processuale e presentare le proprie difese rispetto alle contestazioni formulate dalla Procura. Sarà il giudizio successivo a stabilire eventuali responsabilità penali per i soggetti coinvolti nell’operazione.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.