Prosegue davanti alla Corte il processo per la strage di piazza Loggia, il procedimento che vede imputato Roberto Zorzi per l’attentato del 28 maggio 1974 a Brescia, costato la vita a otto persone e il ferimento di oltre cento. Nell’ultima udienza sono stati ascoltati tre testimoni, nessuno dei quali ha riferito di aver incontrato o riconosciuto l’imputato.
Tra le testimonianze più rilevanti quella di Paolo Pederzani, che negli anni Settanta aveva un rapporto di frequentazione con Ermanno Buzzi, figura centrale nelle vicende giudiziarie legate alla strage. Pederzani era l’uomo che accompagnava Buzzi nei suoi spostamenti, dato che quest’ultimo, pur attribuendosi titoli nobiliari come quello di “conte di Blanchery”, non disponeva della patente di guida.
Nel corso dell’udienza, l’ex autista ha spiegato che il rapporto con Buzzi si sarebbe interrotto circa un anno prima dell’esplosione della bomba in piazza Loggia. Alla base della decisione ci sarebbe stato il progressivo avvicinamento di Buzzi a persone e ambienti estranei alla sua cerchia.
Pederzani ha raccontato di essersi allontanato perché Buzzi aveva iniziato a frequentare nuovi ambienti e persone, aggiungendo che l’uomo aveva avuto contatti con alcuni soggetti indicati inizialmente come provenienti dal Veneto. Durante l’esame gli è stato però ricordato che in precedenti dichiarazioni aveva parlato di persone di Milano e non di Verona. Il testimone ha quindi precisato di non essere certo del riferimento geografico, affermando che avrebbe potuto trattarsi anche dell’area milanese.
Nel corso della deposizione, Pederzani ha inoltre riferito di essere stato alla pizzeria Ariston, ma di non aver mai visto persone veronesi né la Citroën Dyane azzurra che rappresenta un elemento al centro del processo. Ha anche dichiarato di non aver mai incontrato Roberto Zorzi.
L’ex autista ha poi ricordato un episodio relativo a un precedente interrogatorio del 1995, quando riferì che Buzzi gli avrebbe mostrato un anello con il simbolo di Ordine Nuovo. Rispondendo invece a una domanda sui rapporti tra Buzzi e l’allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino, Pederzani ha espresso una propria valutazione personale: secondo il testimone, Delfino avrebbe sfruttato l’egocentrismo di Buzzi per ottenere informazioni e avrebbe contribuito a coinvolgerlo nella vicenda.
Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati anche altri due testimoni. Maurizio Zotto, negli anni Settanta amico di Maurizio Tramonte, ha raccontato di aver accompagnato quest’ultimo fino all’abitazione di Giangastone Romani ad Abano Terme, luogo che secondo le sentenze definitive sarebbe stato collegato alla pianificazione della strage.
Zotto ha però precisato di non essere mai entrato nell’abitazione: durante quelle occasioni, ha spiegato, rimaneva al bar. Anche lui ha dichiarato di non aver mai visto Roberto Zorzi.
È intervenuto inoltre Walter Simone, indicato come vicino agli ambienti di Ordine Nuovo a Verona negli anni Settanta. Il testimone ha descritto Zorzi come una figura arrivata successivamente nell’organizzazione, ricordando soltanto che frequentava piazza Bra insieme ad altri giovani dell’area neofascista veronese.
Secondo Simone, Zorzi sarebbe stato uno degli ultimi simpatizzanti avvicinatisi a quegli ambienti e non avrebbe avuto rapporti con il gruppo dei cosiddetti “maghetti” di Toffaloni.
Le deposizioni raccolte durante l’udienza hanno quindi fornito nuovi elementi di contesto sul periodo storico e sugli ambienti frequentati dai protagonisti della vicenda, senza però introdurre testimonianze dirette sulla presenza o sul ruolo di Zorzi nei fatti contestati.
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