Presidi in fuga dal Bresciano, 12 scuole cambiano dirigente

I trasferimenti dei dirigenti scolastici lasciano diverse sedi scoperte: otto presidi rientrano al Sud e nessun nuovo arrivo è previsto dalla Lombardia. I sindacati lanciano l'allarme sulla continuità scolastica.

Il Bresciano si prepara ad affrontare un nuovo movimento di dirigenti scolastici con un saldo negativo nei trasferimenti. Sono 12 le scuole della provincia di Brescia coinvolte negli spostamenti dei presidi, tra trasferimenti interni e interregionali, ma il dato più significativo riguarda la direzione dei movimenti: otto dirigenti lasciano il territorio per tornare soprattutto nelle regioni del Sud, mentre nessun nuovo preside arriva da fuori Lombardia.

Le sedi interessate comprendono diversi istituti comprensivi della provincia. Tra queste figurano le scuole di Passirano, Nuvolento, Rovato, Castel Mella, Desenzano, Mazzano e Pontevico, oltre al Cpia di Gavardo e, dal punto di vista formale, anche il liceo Copernico di Brescia. Le nuove destinazioni dei dirigenti saranno in territori come Sicilia, Puglia, Molise, Marche e Sardegna.

Il fenomeno conferma una tendenza ormai consolidata: per molti dirigenti scolastici la Lombardia, e in particolare le province lontane dai grandi centri, rappresenta una tappa temporanea in attesa di poter rientrare nella propria regione d’origine. Una dinamica che coinvolge anche il personale docente e amministrativo.

Restano inoltre alcune sedi prive di una guida stabile a causa della mancata richiesta di riconferma da parte di titolari o reggenti. Sono tre gli istituti interessati da questa situazione: quelli di Iseo, Ome e Ponte di Legno. Per alcune posizioni sono già state individuate soluzioni organizzative, come nel caso di Castel Mella, dove è previsto uno spostamento interno agli ambiti.

Al liceo Copernico di Brescia, invece, dopo la partenza del dirigente titolare, dovrebbe rimanere l’attuale guida Claudia Marchi, che ha diritto alla conferma. Anche il preside Francesco Mulas, già dirigente del liceo Bagatta di Desenzano e titolare formale al Copernico durante il periodo trascorso in Sudafrica per un’esperienza scolastica, da settembre assumerà l’incarico a Sassari.

La situazione assume maggiore rilievo considerando anche il numero delle reggenze scolastiche. Dopo gli oltre 40 incarichi affidati negli anni passati a dirigenti chiamati a gestire più istituti contemporaneamente, il numero è diminuito, ma resta comunque significativo. Le nuove assegnazioni saranno definite prima dell’inizio dell’anno scolastico 2026-2027, una volta concluse le procedure per l’immissione in ruolo dei vincitori del concorso ordinario e di quelli coinvolti in precedenti ricorsi.

Secondo le organizzazioni sindacali, il problema riguarda soprattutto la difficoltà di rendere attrattive alcune sedi del territorio. Le scuole bresciane più lontane dal capoluogo risultano spesso meno richieste, a causa delle difficoltà nei collegamenti, dei costi degli affitti e delle condizioni logistiche, soprattutto nelle località turistiche.

La segretaria della Cgil Scuola Livia Pedretti ha sottolineato come il ricorso alle reggenze possa rappresentare una soluzione conveniente dal punto di vista economico, ma rischi di penalizzare la continuità necessaria alla gestione degli istituti. «Fa piacere che le persone possano riavvicinarsi alla famiglia e al luogo natìo – ha spiegato – ma Brescia e la Lombardia rischiano di rimanere territori di passaggio».

Il tema della stabilità del personale scolastico riguarda non solo i dirigenti, ma anche insegnanti e personale amministrativo. La continuità nella guida degli istituti viene considerata un elemento fondamentale per garantire una programmazione efficace e un rapporto stabile con studenti, famiglie e territorio.

Per affrontare la carenza di figure dirigenziali, il Ministero dell’Istruzione ha definito i contingenti per le assunzioni dei prossimi anni, comprendendo anche i dirigenti dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Alla Lombardia sono stati assegnati oltre 1.100 posti nel prossimo triennio, con una quota prevista anche per il 2029-2030.

Spetterà poi alle Regioni intervenire sull’organizzazione della rete scolastica, attraverso eventuali accorpamenti o modifiche degli istituti, in un quadro destinato a cambiare nei prossimi anni.

Redazione

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