Mancano meno di nove mesi alla 98ª Adunata nazionale degli Alpini, in programma a Brescia dal 7 al 9 maggio 2027, e la macchina organizzativa è già impegnata nella ricerca di soluzioni per affrontare uno dei problemi più complessi: l’accoglienza.
La città si prepara infatti a ricevere un numero eccezionale di visitatori. L’obiettivo indicato per l’appuntamento bresciano è arrivare fino a 600mila presenze complessive, una dimensione che rende necessario individuare rapidamente nuovi spazi dove ospitare le migliaia di persone che arriveranno in città e nei comuni della provincia.
Tra le ipotesi allo studio ci sono anche alcuni immobili di grandi dimensioni oggi inutilizzati. Ex strutture ospedaliere e assistenziali potrebbero essere riaperte temporaneamente, trasformandosi per l’occasione in strutture ricettive per le penne nere.
La ricerca di spazi per dormire
Il problema non riguarda soltanto gli alberghi tradizionali. In occasione di un evento di queste proporzioni, la capacità ricettiva ordinaria rischia infatti di non essere sufficiente.
Per questo sono stati avviati contatti con i proprietari di alcune strutture private da tempo non utilizzate. Nel complesso, gli immobili presi in considerazione raggiungono circa 26mila metri quadrati di superficie.
L’eventuale riapertura richiederebbe però interventi significativi e soprattutto molto rapidi. Gli edifici dovrebbero essere resi nuovamente agibili e dotati dei servizi indispensabili, a partire da acqua ed energia elettrica.
Tra le strutture considerate figurano l’ex ospedale Sant’Orsola, l’ex Umberto I, conosciuto come Ospedalino, e una parte ancora inutilizzata dell’ex casa di riposo Arvedi di via Mantova.
L’ex Sant’Orsola potrebbe tornare a vivere
Il complesso del Sant’Orsola, situato tra via Vittorio Emanuele II, via Moretto e contrada del Cavalletto, rappresenta uno degli immobili più importanti tra quelli valutati.
La struttura, che si estende per circa 17mila metri quadrati, appartiene all’Ordine di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli. L’ex ospedale è chiuso da oltre dieci anni, dopo il trasferimento delle attività della Poliambulanza nella sede di via Bissolati. Per un periodo erano rimasti attivi alcuni ambulatori e un centro prelievi, prima della definitiva dismissione.
Nel recente passato era stata ipotizzata anche una possibile acquisizione da parte della famiglia Odolini, con l’idea di trasferirvi il quartier generale di Italmark. Il progetto, tuttavia, non si è concretizzato.
Ora l’ipotesi di utilizzare temporaneamente gli spazi per l’Adunata potrebbe riportare l’ex Sant’Orsola al centro dell’attenzione, anche in relazione alle prospettive future dell’immobile.
Ospedalino, un edificio storico da recuperare
A pochi passi si trova un altro grande edificio al centro delle valutazioni: l’ex ospedale Umberto I, conosciuto dai bresciani come Ospedalino.
La struttura, che occupa circa 6mila metri quadrati, venne realizzata all’inizio del Novecento per offrire assistenza ai bambini provenienti dalle famiglie più povere. La sua attività ospedaliera terminò nel 1998, quando la Pediatria venne trasferita all’ospedale Civile.
Da allora l’edificio è rimasto inutilizzato, nonostante diversi progetti di riqualificazione. Tra le ipotesi avanzate nel corso degli anni c’era anche quella di trasformarlo in uno studentato.
L’immobile è oggi di proprietà dell’imprenditore Beppe Remondi. L’eventuale utilizzo durante l’Adunata rappresenterebbe quindi una soluzione temporanea per garantire posti letto a centinaia di visitatori.
L’area ancora inutilizzata dell’ex Arvedi
Il terzo immobile individuato si trova invece in via Mantova. Si tratta dell’ex casa di riposo Arvedi, struttura che conta complessivamente circa 3mila metri quadrati nella porzione considerata per l’accoglienza.
L’edificio era stato chiuso nel 2013 e l’anno successivo era stato occupato da persone senza dimora, prima dello sgombero e di un successivo intervento di ristrutturazione.
Dal 2016 una parte della struttura ospita la Rsd Leonardo Arvedi, residenza sanitaria destinata a persone con disabilità grave, gestita in collaborazione con la Fondazione Sospiro.
Resta però una porzione dell’immobile non utilizzata. Ed è proprio questo spazio che potrebbe essere messo temporaneamente a disposizione degli Alpini durante il grande appuntamento del maggio 2027.
Una corsa contro il tempo
La possibilità di utilizzare questi immobili è ancora oggetto di trattative e valutazioni. Non esiste quindi, allo stato attuale, la certezza che tutte le strutture possano effettivamente essere aperte durante l’Adunata.
La principale difficoltà riguarda i tempi. Edifici rimasti inutilizzati per molti anni non possono essere trasformati in strutture ricettive dall’oggi al domani: sarebbero necessari interventi per verificarne l’agibilità, adeguare gli impianti e garantire i servizi essenziali.
Il Sant’Orsola e l’Ospedalino, in particolare, sono immobili rimasti a lungo fuori uso e qualsiasi soluzione dovrà quindi tenere conto delle condizioni strutturali e degli eventuali vincoli esistenti.
Brescia punta a 600mila presenze
La ricerca di nuovi spazi per l’accoglienza è soltanto uno dei capitoli dell’organizzazione della grande manifestazione alpina. L’obiettivo è preparare una città capace di gestire un afflusso eccezionale, con una stima che arriva fino a 600mila presenze.
A favore di Brescia giocano la posizione geografica e i collegamenti. La città è servita dalla rete autostradale, dalle tangenziali e da diversi sistemi di trasporto ed è collocata in una zona vicina a territori con una forte tradizione alpina.
Tra le province più vicine figurano Verona, Vicenza, Trento e Bergamo, bacini dai quali è atteso un importante afflusso di partecipanti.
Per questo la ricerca di strutture alternative agli alberghi rappresenta una delle priorità in vista del maggio 2027. L’eventuale apertura temporanea degli ex ospedali potrebbe contribuire ad aumentare la capacità ricettiva proprio nei giorni in cui Brescia sarà chiamata ad accogliere una delle più grandi manifestazioni associative d’Italia.
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