La presenza dei supermercati è diventata uno degli elementi più evidenti della trasformazione urbana di Brescia. Negli ultimi anni, accanto ai grandi punti vendita, si sono moltiplicate soprattutto le medie strutture della distribuzione alimentare, inserite spesso all’interno di nuovi interventi edilizi e progetti di rigenerazione.
I dati dell’Osservatorio regionale del commercio fotografano una crescita significativa. Tra il 2015 e il 2025, infatti, le medie strutture alimentari presenti in città sono aumentate di 15 unità, passando da 60 a 75. Nello stesso periodo è cresciuta anche la superficie complessivamente destinata a queste attività, che ha superato i 40 mila metri quadrati rispetto agli oltre 34 mila di dieci anni prima.
Un’espansione che ha modificato il volto di diverse zone della città e che potrebbe proseguire anche nei prossimi anni.
La crescita della media distribuzione
A distinguersi non sono soltanto gli ipermercati e i grandi centri commerciali. Il fenomeno più evidente riguarda infatti i punti vendita di dimensione intermedia, che possono arrivare fino a 2.500 metri quadrati di superficie.
In città si sono affermate diverse catene, tra cui Lidl, Aldi e Italmark. I sei punti vendita Lidl aperti nel tempo a Brescia rappresentano uno degli esempi della diffusione di questo modello, caratterizzato da strutture che non hanno necessariamente un bacino di utenza molto ampio, ma puntano soprattutto sulla clientela dei quartieri e delle zone immediatamente circostanti.
Tra le aree interessate dalla crescita figurano via Foro Boario, la zona compresa tra via Milano e via Metastasio, via Triumplina, via Zara e via Salgari. Anche il futuro rilancio dell’ex Freccia Rossa, nell’ambito del progetto commerciale City4, dovrebbe comprendere un nuovo punto vendita alimentare a marchio Italmark.
Il modello è quindi quello di supermercati capaci di intercettare una quota consistente della domanda locale, spesso a breve distanza l’uno dall’altro.
Fiumicello e la concentrazione dei supermercati
Uno degli esempi più discussi è quello di Fiumicello, dove la concentrazione di strutture alimentari è particolarmente elevata. Il fenomeno viene messo in relazione con la progressiva difficoltà dei piccoli esercizi commerciali tradizionali, che devono confrontarsi con una presenza sempre maggiore della distribuzione organizzata.
Un’altra zona frequentemente citata è quella di via Triumplina. In passato, proprio in Consiglio comunale, erano state sollevate critiche sulla facilità con cui sarebbero state autorizzate nuove strutture commerciali.
La presenza ravvicinata di numerosi supermercati può infatti determinare una forte concentrazione dell’offerta alimentare in determinati quadranti urbani, con possibili conseguenze sulle attività di prossimità.
A Fiumicello, inoltre, è previsto un ulteriore supermercato in via Trivellini, aggiungendo una nuova struttura a un’area già caratterizzata da una significativa presenza della grande e media distribuzione.
Supermercati e trasformazioni urbanistiche
Il rapporto tra commercio e sviluppo urbano è particolarmente evidente anche nei grandi progetti di rigenerazione ancora in fase di definizione. Tra questi rientrano le aree dell’ex Baribbi in via San Polo e di via Sostegno, dove una parte consistente delle superfici previste è destinata alle attività commerciali.
La presenza di un supermercato può rappresentare per gli investitori un elemento importante per sostenere economicamente nuovi interventi edilizi. Da qui nasce una dinamica nella quale la componente commerciale diventa spesso parte integrante dei progetti di trasformazione urbana.
Il tema potrebbe essere affrontato anche nel nuovo Piano di governo del territorio attualmente in elaborazione. Tra gli obiettivi discussi rientra il principio della città dei 15 minuti, secondo il quale i negozi e i servizi di prossimità dovrebbero essere facilmente raggiungibili dai residenti.
L’idea prevede anche una mappatura delle attività esistenti e dei bisogni dei diversi quartieri, così da individuare le aree nelle quali mancano determinati servizi.
I negozi di vicinato resistono
Nonostante la crescita della distribuzione organizzata, i dati dell’Osservatorio regionale indicano che gli esercizi di vicinato hanno sostanzialmente mantenuto i propri livelli nel periodo considerato. Negli ultimi anni, tuttavia, la dinamica avrebbe mostrato un rallentamento.
Una parte della tenuta sarebbe legata anche all’attività di commercianti di origine straniera, che hanno costruito una clientela legata in parte alle rispettive comunità e contribuiscono a mantenere attivi locali commerciali che altrimenti rischierebbero di rimanere vuoti.
La situazione appare particolarmente evidente nella zona di Porta Milano, dove il commercio si presenta diviso tra negozi di prossimità prevalentemente gestiti da operatori stranieri e supermercati.
Una trasformazione ancora in corso
L’incremento delle medie strutture alimentari non sembra quindi essere un fenomeno isolato, ma parte di una trasformazione più ampia del sistema commerciale bresciano.
Dal 2015 al 2025 sono state aggiunte 15 medie strutture, mentre la superficie occupata è passata da oltre 34 mila a più di 40 mila metri quadrati. A questi numeri si aggiungono circa 2.500 metri quadrati riconducibili alla grande distribuzione.
Il quadro potrebbe cambiare ulteriormente con i nuovi progetti edilizi e commerciali in programma. La sfida per la pianificazione urbana sarà quindi quella di trovare un equilibrio tra la sostenibilità economica degli investimenti, l’offerta di servizi nei quartieri e la tutela del commercio di prossimità.
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