Vendemmia Lugana 2026, raccolta anticipata e qualità attesa alta

Sul Garda la vendemmia entra nel vivo con circa 300mila quintali di uva previsti. Il caldo accelera la maturazione, ma gli operatori guardano con attenzione ai cambiamenti climatici

vendemmia lugana

La vendemmia 2026 nel territorio bresciano prosegue con il Garda protagonista. Dopo l’avvio delle operazioni in Franciacorta, iniziate a fine luglio con le uve destinate alle basi spumante, in queste ore entra nella fase centrale la raccolta del Lugana, una delle produzioni vitivinicole più importanti della provincia.

Il comprensorio del Lugana rappresenta infatti una realtà di grande rilevanza economica per il settore agricolo locale: con circa 2.670 ettari coltivati e una quota di export che raggiunge il 60%, il territorio vale quasi un terzo del vigneto complessivo bresciano. Le previsioni per la campagna 2026 indicano una produzione in linea con gli anni precedenti, con circa 300mila quintali di uva, 220mila ettolitri di vino e 28 milioni di bottiglie attese.

Dal punto di vista quantitativo non sono previsti cali particolarmente significativi, fatta eccezione per alcune aree interessate dalle grandinate dei mesi scorsi. Anche le aspettative sulla qualità delle uve risultano positive, nonostante un’annata segnata da condizioni meteorologiche impegnative.

A spiegare l’andamento della raccolta è il presidente del Consorzio Lugana, Fabio Zenato. La vendemmia della Turbiana, il vitigno simbolo della denominazione, è iniziata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alla consueta programmazione del territorio. Alcuni primi grappoli erano già stati raccolti dal 24 agosto, mentre il grosso delle aziende ha avviato le operazioni nei giorni successivi.

A determinare l’accelerazione della maturazione sono state soprattutto le alte temperature delle ultime settimane, unite alle precipitazioni temporalesche che hanno interessato il territorio, condizioni che hanno spinto le aziende vitivinicole ad anticipare il lavoro nei vigneti rispetto al tradizionale avvio di settembre.

L’anticipo della raccolta riguarda anche le colline della Valtènesi, dove è già iniziata la vendemmia del Groppello e delle altre varietà destinate alla produzione dei rosé. Il presidente del Consorzio Valtènesi, Paolo Pasini, ha spiegato che alcune cantine impegnate nella produzione di spumanti avevano già raccolto le uve bianche tra il 7 e il 15 agosto, completando il lavoro con circa due settimane di anticipo.

Sono inoltre iniziate le raccolte per il San Martino e per il Valtènesi rosè, con quest’ultimo che entrerà nella fase più intensa nei prossimi giorni.

Le prospettive restano complessivamente positive. Sul fronte della qualità, le uve vengono giudicate in buone condizioni, mentre dal punto di vista quantitativo si prevede una flessione molto contenuta nelle zone non colpite dagli eventi atmosferici estremi. La pioggia caduta il 20 e 21 agosto è stata considerata particolarmente utile per sostenere le vigne, soprattutto quelle più vecchie.

Gli operatori, tuttavia, evidenziano la necessità di affrontare il tema del cambiamento climatico. Caldo intenso, periodi siccitosi prolungati e fenomeni atmosferici sempre più violenti stanno modificando le condizioni della viticoltura e richiedono strategie di lungo periodo per il futuro delle produzioni.

Nel frattempo, in Franciacorta la raccolta è vicina alla conclusione. Il primo bilancio è positivo sul piano qualitativo, anche se le grandinate stagionali potrebbero determinare una riduzione della produzione stimata tra il 15 e il 20%. Secondo il vicepresidente del Consorzio Franciacorta Cesare Bosio, le perdite sono state causate soprattutto dagli episodi di grandine, distribuiti in modo non uniforme sul territorio.

Nonostante l’anticipo record della vendemmia, il giudizio resta comunque favorevole: le basi raccolte presentano buona mineralità e valori di acidità considerati nella norma.

Nei prossimi giorni partiranno anche le raccolte delle uve rosse a Capriano del Colle, Botticino e in Valle Camonica. Secondo le prime stime di Coldiretti Brescia, la produzione complessiva provinciale dovrebbe raggiungere circa 600mila quintali di uva, con una possibile riduzione del 15% rispetto al 2025 e un valore economico complessivo superiore ai 430 milioni di euro.

Redazione

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