Le aggressioni ai danni del personale sanitario continuano a rappresentare un problema per gli ospedali bresciani. Il bilancio dell’ASST Valcamonica relativo al periodo compreso tra gennaio e agosto 2026 riporta 51 episodi di violenza, un dato che conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza di medici, infermieri e altri operatori.
Nel dettaglio, sono state segnalate 16 aggressioni fisiche, una in meno rispetto a quelle registrate nell’intero 2025, 33 aggressioni verbali e due episodi di minacce o intimidazioni. Nell’arco di tutto lo scorso anno, le segnalazioni nell’ASST Valcamonica erano state complessivamente 111.
Il confronto tra periodi differenti non consente di stabilire con certezza l’andamento annuale del fenomeno, ma evidenzia la persistenza di situazioni di rischio nelle strutture sanitarie.
Esine è il presidio più esposto
Gli infermieri risultano tra le categorie maggiormente coinvolte: 35 segnalazioni riguardano questa figura professionale, mentre sei episodi hanno interessato i medici.
Il reparto più esposto è il Pronto soccorso di Esine, con 23 episodi registrati nei primi otto mesi dell’anno. Seguono il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, con 16 casi.
Per quanto riguarda i responsabili delle aggressioni, in 21 episodi si è trattato di pazienti ricoverati, in 17 di familiari o accompagnatori e in nove di persone in attesa al Pronto soccorso.
Il quadro si inserisce in una situazione provinciale che nel 2025 aveva fatto registrare 805 aggressioni complessive nelle strutture riconducibili alle ASST Spedali Civili, Garda e Franciacorta e all’ATS. In Lombardia, nello stesso anno, gli operatori degli enti pubblici aggrediti erano stati 4.826, con una diminuzione del 15,2% rispetto al periodo precedente.
Vigilanza armata, telecamere e bodycam
Per contrastare il fenomeno, l’ASST Valcamonica punta su diversi strumenti di protezione. Al Pronto soccorso di Esine la vigilanza armata è attiva 24 ore su 24, mentre a Edolo e al SerD di Darfo è garantita durante le ore notturne.
Negli ambulatori di triage di Esine ed Edolo sono presenti pulsanti d’allarme e le sale d’attesa sono sorvegliate da telecamere. Per il presidio di Esine è inoltre in fase di progettazione un nuovo impianto di videosorveglianza con registrazione.
Gli operatori dei servizi AREU dispongono già di bodycam, mentre l’azienda ha partecipato a un bando regionale per estendere l’utilizzo di questi dispositivi anche ai Pronto soccorso. L’obiettivo è rafforzare gli strumenti a disposizione del personale nelle situazioni potenzialmente pericolose.
Esine, nuovi spazi per ridurre le tensioni
La prevenzione passa anche attraverso la riorganizzazione degli ambienti e una migliore gestione delle attese. Ad aprile, al Pronto soccorso di Esine, è stata inaugurata una nuova area di pre-triage, realizzata grazie a un investimento di 257mila euro finanziato con fondi PNRR.
Gli spazi sono stati ripensati per migliorare l’organizzazione del servizio. Un applicativo permette inoltre ai familiari di seguire a distanza il percorso di presa in carico del proprio caro, limitando la necessità di rivolgersi direttamente agli operatori per chiedere aggiornamenti.
Nei reparti considerati più esposti sono state adottate anche soluzioni per evitare che arredi e attrezzature possano essere utilizzati come oggetti contundenti.
Chiari e Iseo, rafforzate le misure di sicurezza
Interventi specifici sono stati introdotti anche nelle strutture dell’ASST Franciacorta. Nei Pronto soccorso di Chiari e Iseo è prevista la presenza di guardie giurate armate: a Chiari dalle 18 alle 6, mentre a Iseo dalle 21 alle 7.
Entrambi i presidi dispongono di sistemi di videosorveglianza e collegamenti diretti con le forze dell’ordine. A Chiari è stata inoltre migliorata l’illuminazione dei parcheggi e sono stati introdotti nelle sale d’attesa distributori di bevande e snack, televisori e prese per ricaricare i telefoni cellulari.
A Iseo è invece disponibile un erogatore d’acqua. Si tratta di interventi differenti, accomunati dalla volontà di migliorare il comfort durante l’attesa e contribuire a prevenire situazioni di disagio.
La strategia degli ospedali bresciani combina quindi vigilanza, strumenti tecnologici e riorganizzazione degli spazi. L’obiettivo è proteggere chi lavora nelle strutture sanitarie e ridurre le condizioni che possono favorire l’insorgere di tensioni tra operatori, pazienti e accompagnatori.
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