Caccia in deroga a fringuello e storno: scontro aperto in Lombardia

La delibera regionale riaccende il dibattito tra cacciatori, ambientalisti e mondo della ristorazione

Torna la caccia in deroga in Lombardia, con un provvedimento che consente l’abbattimento di fringuelli e storni dal 1° ottobre al 30 novembre, per un massimo di tre giorni a settimana e solo da appostamenti fissi. Una misura accolta con favore dal mondo venatorio, che parla di “ritorno alla normalità”, ma che ha sollevato immediate proteste da parte delle associazioni ambientaliste, che denunciano un grave danno alla biodiversità e un pericoloso precedente normativo.

La delibera, approvata dopo 14 anni di attesa, autorizza la caccia esclusivamente previa richiesta e solo a quei cacciatori detti “capannisti”, ovvero coloro che praticano l’attività da capanni autorizzati. Secondo Giovita Ronchi, presidente della sezione Anuu migratoristi di Serle, si tratta di «una boccata d’ossigeno per una categoria da anni penalizzata». Ronchi auspica anche la riapertura dei roccoli, strumenti tradizionali di cattura oggi vietati, e respinge le accuse di impatto ambientale: «Non distruggiamo flora e fauna, rispettiamo più regole di chiunque altro».

Più cauto, ma favorevole, il commento di Filippo Grumi, cacciatore della Valsabbia, secondo cui limitare le deroghe ai soli capannisti servirà a valutare l’effettivo interesse e la sostenibilità del provvedimento. Grumi ammette la spaccatura interna al mondo venatorio tra chi voleva una deroga estesa a tutti e chi temeva il rischio di blocchi giudiziari per ricorsi al Tar.

La riapertura alla caccia dei fringuelli viene salutata positivamente anche da alcune realtà del settore gastronomico, in particolare dall’agriturismo dell’Altopiano di Serle, dove da 25 anni si prepara lo spiedo tradizionale, piatto De.Co. riconosciuto a livello comunale. «Il fringuello è un elemento fondamentale dello spiedo, per gusto, pezzatura e cottura», afferma Lucia Bodei, che ne esalta il valore culturale e gastronomico, paragonandolo alla mortadella nei tortellini emiliani.

Di tutt’altro tenore la posizione del Wwf e della Lac (Lega per l’abolizione della caccia), che parlano di un vero e proprio “accanimento” contro specie protette a livello europeo. Gli ambientalisti ricordano che fringuelli e storni sono tutelati da normative comunitarie e che le deroghe regionali violano i principi di conservazione della fauna selvatica. Il Wwf ha già inviato una diffida formale alle Regioni affinché blocchino l’iniziativa, definendo inaccettabile l’uso di motivazioni gastronomiche per giustificare un provvedimento amministrativo.

Secondo la Lac, i numeri autorizzati sono allarmanti: quasi 98.000 fringuelli e oltre 41.000 storni in Lombardia, per un totale di circa 800.000 esemplari stimati a livello nazionale. Inoltre, viene segnalata l’insufficienza degli agenti di controllo per verificare il rispetto dei limiti previsti. «Il rischio è un abbattimento incontrollato e ben oltre le soglie consentite, con impatti gravi e duraturi sull’ambiente», si legge nella nota dell’associazione.

La decisione della Lombardia apre dunque un fronte di scontro molto acceso, in cui si intrecciano diritti tradizionali, interessi economici e tutela della biodiversità. L’evoluzione della vicenda dipenderà anche dalle possibili reazioni istituzionali, dai ricorsi giudiziari e dall’eventuale intervento di organismi europei.

Redazione

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