La Giunta comunale di Brescia ha approvato all’unanimità una delibera che autorizza la sindaca Laura Castelletti a sporgere denuncia querela contro Pro Vita & Famiglia. Nel mirino ci sono le frasi pubblicate lo scorso luglio sul sito dell’associazione, considerate potenzialmente diffamatorie e lesive della reputazione istituzionale della prima cittadina.
Le parole incriminate, firmate dal portavoce Jacopo Coghe, accusavano la sindaca di aver «certificato il falso» con il riconoscimento di due madri nell’atto di nascita di una bambina. Per l’Amministrazione comunale si tratta di dichiarazioni che hanno superato i limiti della libertà di espressione, configurando l’ipotesi di diffamazione aggravata ex art. 595 del Codice penale.
Oltre alla querela, la Loggia ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile e chiedere un risarcimento per danni d’immagine. Una decisione che conferma la volontà di tutelare non solo la figura della sindaca, ma anche l’istituzione comunale.
Il caso trae origine dal primo atto di nascita registrato a Brescia con due madri, reso possibile dalla sentenza n. 68 del 22 maggio 2025 della Corte costituzionale, che ha modificato l’articolo 8 della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. La Consulta ha stabilito che il figlio nato in Italia tramite Pma effettuata all’estero può essere riconosciuto anche dalla madre intenzionale, dichiarando illegittima l’esclusione che negava tale diritto.
La sentenza si fonda su due principi cardine: la responsabilità condivisa di chi ricorre alla Pma e il diritto del minore a una piena identità familiare. La Corte ha sottolineato come il bambino debba poter mantenere fin dalla nascita rapporti giuridici e affettivi con entrambe le figure genitoriali, incluse le famiglie di origine, per garantire stabilità, educazione e accesso alle cure.
La registrazione dell’atto di nascita, firmata da Castelletti insieme all’assessora Anna Frattini, fu definita dalla stessa sindaca un passo storico per la tutela dei diritti dei bambini nati da coppie omogenitoriali. Da quel giorno, però, si è acceso un dibattito che ora approderà anche in sede giudiziaria.
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