Passirano, scontro tra Comune e Protezione civile sulla gestione del “campo macerie”

La Giunta avvia una mediazione dopo la revoca del comodato d’uso: contestati quasi 49mila euro di danni, ma i volontari respingono ogni addebito.

A Passirano si è aperto un contenzioso destinato a lasciare il segno nel rapporto tra istituzioni e volontariato locale. Il Comune ha avviato una procedura di mediazione nei confronti del Gruppo volontari Protezione civile Franciacorta, realtà attiva da oltre vent’anni nel territorio con quaranta membri impegnati nelle esercitazioni per incendi boschivi e nelle ricerche con unità cinofile. Al centro dello scontro c’è l’area comunale di via Generale Reverberi, conosciuta come “campo macerie”, utilizzata per attività di addestramento e fino al 2024 affidata in comodato d’uso gratuito.

La convenzione, stipulata nel 2012 e prorogata più volte, è stata revocata nel luglio 2024, aprendo la strada alla riconsegna dell’area, avvenuta ufficialmente lo scorso 3 marzo. Nel verbale di restituzione era prevista la possibilità, per l’Amministrazione, di verificare lo stato complessivo delle strutture. Proprio in seguito al sopralluogo tecnico, il Comune sostiene di aver rilevato lesioni ritenute non compatibili con il deterioramento naturale, quantificando il presunto danno in 48.802,76 euro.

La cifra, considerata rilevante, ha portato il sindaco Mariuccia Raccagni a inviare una messa in mora formale ai volontari. Il gruppo ha respinto con decisione ogni responsabilità, giudicando infondati gli addebiti. Da qui la scelta della Giunta di ricorrere alla mediazione obbligatoria, passaggio previsto nelle controversie legate ai contratti di comodato. Per seguire il procedimento l’ente sarà assistito dall’avvocato Davide Felice, incaricato di rappresentare gli interessi comunali.

Sul fronte della Protezione civile il clima resta prudente, ma la posizione appare netta. «Abbiamo rigettato la richiesta: secondo noi non era dovuta. A tempo debito si farà chiarezza», hanno dichiarato i volontari, lasciando intendere la disponibilità a difendere la propria posizione anche in sede giudiziaria qualora la mediazione non dovesse portare a un accordo.

Il caso ha aperto un dibattito acceso in paese. Per alcuni cittadini la vicenda colpisce una realtà storica e radicata nel tessuto sociale, per altri l’azione del Comune rappresenta un atto dovuto per la tutela del patrimonio pubblico. Una frattura che mette alla prova un rapporto ventennale e che rischia di trasformare una disputa tecnica in un tema politico e comunitario.

La mediazione dovrà stabilire la reale entità dei danni e individuare chi, eventualmente, dovrà farsene carico. Fino ad allora resta l’incognita su come evolverà una controversia che potrebbe chiudersi con un accordo oppure sfociare in una battaglia legale destinata ad approdare in tribunale, con possibili ripercussioni sulla collaborazione futura tra Comune e volontari.

Redazione

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