Settimana corta e 35 ore: l’Italia tra ritardi e sperimentazioni nel lavoro, Brescia laboratorio

Dalla proposta di legge in Parlamento ai test nelle aziende di Brescia, cresce il dibattito sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

La settimana corta è ormai una realtà in diversi Paesi europei. L’Islanda ha aperto la strada, l’Olanda ha registrato numeri record, mentre nel Nord Europa la riduzione dell’orario di lavoro è consolidata. Anche in Spagna, Germania e Regno Unito le sperimentazioni si moltiplicano su larga scala.

In Italia il percorso appare più lento, ma il tema torna al centro dell’agenda politica. Dal 24 febbraio la proposta di legge per la riduzione dell’orario settimanale a parità di salario tornerà all’esame dell’Aula della Camera. Il provvedimento era stato rinviato in Commissione Lavoro dopo il parere contrario della Ragioneria dello Stato, che ad aprile 2025 aveva evidenziato possibili “nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, legati all’estensione della misura anche al settore pubblico.

Settimana corta nel settore privato: Brescia laboratorio nazionale

Mentre il confronto istituzionale prosegue, nel settore privato non mancano esperienze concrete. In provincia di Brescia alcune aziende hanno adottato modelli di riduzione dell’orario di lavoro già da diversi anni.

Alla Beretta di Gardone Valtrompia, dal 2013, viene applicata la riduzione da 40 a 33,6 ore settimanali su 21 turni nei periodi di necessità o picchi produttivi. Nello stesso anno la Industrie Saleri Italo di Lumezzane ha introdotto un sistema analogo con cinque squadre su 21 turni.

In questi casi l’orario ridotto è distribuito anche nel fine settimana, consentendo ai lavoratori di beneficiare di maggiorazioni che possono arrivare fino a 600 euro.

Sperimentazioni simili sono state attivate alla Eural Gnutti e alla Fmb di Pavone Mella, dove è stato introdotto il modello 36 ore pagate 40, con turni di sei ore. Anche realtà come Intesa Sanpaolo e Siae, presenti sul territorio bresciano, hanno avviato test interni con modalità differenti.

Contratti metalmeccanici e referendum tra i lavoratori

Il tema della riduzione dell’orario è entrato anche nella proposta sindacale per il rinnovo del contratto metalmeccanici, che prevede un orario fino a otto ore per i turnisti su 21 turni. La piattaforma è stata sottoposta al voto dei lavoratori attraverso referendum aziendali.

L’idea richiama lo storico slogan degli anni Settanta “lavorare meno per lavorare tutti”, ma oggi si inserisce in un contesto diverso, segnato da trasformazioni tecnologiche e nuove esigenze di equilibrio tra vita privata e professionale.

Sindacati favorevoli, imprese caute

Sul fronte delle parti sociali, le organizzazioni sindacali si mostrano compatte nel sostenere la riduzione dell’orario settimanale.

Il segretario generale della Cgil Brescia, Francesco Bertoli, sottolinea la necessità di un ragionamento più ampio sulla redistribuzione del lavoro, anche per favorire l’ingresso dei giovani e sostenere l’occupazione femminile.

La Cisl rilancia la proposta storica delle 35 ore settimanali, evidenziando l’impatto delle trasformazioni tecnologiche. Sulla stessa linea la Uil Brescia, secondo cui l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro renderà necessario ripensare tempi e modelli organizzativi.

Più prudente la posizione di Confindustria Brescia, che mantiene un atteggiamento attendista rispetto a un intervento normativo generalizzato.

Work-life balance e nuove generazioni

Il dibattito sulla riduzione dell’orario di lavoro si intreccia con la crescente attenzione al work-life balance, soprattutto tra le nuove generazioni.

Secondo diversi studi, una diminuzione delle ore lavorate può contribuire ad aumentare produttività e benessere, in un sistema in cui la performance non viene più misurata soltanto in base al tempo trascorso sul posto di lavoro, ma anche attraverso innovazione e investimenti.

Nei prossimi anni il confronto tra politica, imprese e sindacati sarà destinato ad intensificarsi, in un contesto europeo che spinge verso modelli organizzativi più flessibili e orientati alla qualità della vita.

Redazione

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