La Corte d’Assise di Padova ha condannato all’ergastolo Andrea Favero per il femminicidio di Giada Zanola, ragazza bresciana di 33 anni uccisa nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2024 a Vigonza, nel Padovano.
Secondo quanto ricostruito durante il processo, la giovane sarebbe stata sedata dal compagno prima di essere gettata dal cavalcavia di via Prati, sopra l’autostrada A4. La sentenza ha riconosciuto la responsabilità dell’uomo per un delitto ritenuto premeditato e pianificato nel tempo.
Giada Zanola era originaria di Folzano, nel Bresciano, dove era cresciuta e aveva frequentato l’istituto Mantegna. Negli anni successivi si era trasferita in Veneto, a Vigonza, insieme ad Andrea Favero, autotrasportatore e padre del figlio nato nel 2020.
L’inchiesta aveva inizialmente preso in considerazione anche l’ipotesi del suicidio, ma le indagini hanno progressivamente portato gli investigatori verso la pista dell’omicidio. Gli accertamenti avrebbero infatti evidenziato elementi incompatibili con un gesto volontario da parte della donna.
Secondo la ricostruzione emersa nel corso del procedimento giudiziario, Favero avrebbe preparato il delitto con largo anticipo, somministrando alla compagna piccole dosi di barbiturici capaci di provocare confusione mentale e vuoti di memoria.
Per l’accusa, questa strategia avrebbe avuto lo scopo di alimentare l’idea di un possibile disagio psicologico della donna e di rendere più credibile la tesi del suicidio dopo la morte.
La tragedia si era consumata nella notte del 29 maggio 2024. Il corpo di Giada Zanola era stato ritrovato dopo la caduta dal cavalcavia che attraversa l’autostrada A4 nel territorio di Vigonza.
Le indagini hanno poi escluso l’ipotesi di una morte volontaria, portando alla contestazione del reato di omicidio aggravato nei confronti del compagno. Gli investigatori hanno raccolto elementi che, secondo la procura, dimostravano una pianificazione dettagliata dell’omicidio.
Nel corso del processo sono emerse anche testimonianze sul rapporto tra i due. Alcune persone vicine alla vittima avevano raccontato le difficoltà vissute dalla donna e le tensioni all’interno della relazione.
L’accusa ha sostenuto che il comportamento dell’uomo fosse caratterizzato da forte gelosia e controllo nei confronti della compagna. Elementi che avrebbero contribuito a delineare il quadro relazionale sfociato poi nel femminicidio.
Con la sentenza pronunciata oggi, la Corte d’Assise ha inflitto la pena massima prevista dall’ordinamento. Per Andrea Favero è stata disposta la condanna all’ergastolo, riconoscendo la gravità dei fatti contestati e la premeditazione del delitto.
Il caso aveva suscitato grande attenzione sia in Veneto sia nel Bresciano, territorio d’origine della vittima. La vicenda è diventata uno dei femminicidi più discussi degli ultimi anni nella cronaca del Nord Italia.
La condanna chiude il primo grado di giudizio di una vicenda che ha profondamente colpito familiari, amici e le comunità legate a Giada Zanola, ricordata da molti come una giovane madre che aveva cercato di costruire la propria vita lontano dalla città d’origine.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.