L’osteopatia entra nel sistema sanitario, cosa cambia davvero con il nuovo decreto

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sull’equipollenza dei titoli: l’osteopatia viene riconosciuta come professione sanitaria, ma l’integrazione nel SSN non è ancora immediata.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sull’equipollenza dei titoli pregressi, l’osteopatia compie un passo decisivo nel proprio percorso istituzionale. La disciplina viene ufficialmente riconosciuta come professione sanitaria, completando un iter normativo atteso da anni da operatori e associazioni di categoria.

Il provvedimento riguarda in particolare i titoli conseguiti prima dell’attivazione del nuovo corso di laurea abilitante e apre una fase di valutazione per migliaia di professionisti già attivi sul territorio nazionale. Secondo le stime, il processo coinvolgerà tra i 15.000 e i 20.000 operatori, che dovranno dimostrare la conformità della propria formazione e dell’esperienza maturata.

Il riconoscimento rappresenta un cambiamento strutturale per il settore, che entra così nel perimetro delle professioni sanitarie regolamentate, con l’obiettivo di garantire standard formativi più omogenei e maggiore tutela per i cittadini.

Tra gli effetti più rilevanti del nuovo quadro normativo vi è infatti l’introduzione di criteri uniformi di qualificazione. In passato, i percorsi formativi in osteopatia risultavano eterogenei, con differenze significative tra scuole e programmi di studio. Con il nuovo sistema, i professionisti saranno chiamati a dimostrare requisiti verificabili sia in termini di formazione sia di pratica clinica.

Questo passaggio viene considerato fondamentale soprattutto sul piano della sicurezza dei pazienti. Una regolamentazione più chiara dovrebbe infatti contribuire a garantire un livello più stabile e controllato delle prestazioni offerte sul territorio, riducendo le disparità qualitative tra i diversi operatori.

Tuttavia, il riconoscimento non implica ancora l’ingresso automatico dell’osteopatia nel Servizio sanitario nazionale. Al momento non è previsto che le prestazioni osteopatiche siano erogate gratuitamente o rimborsate dal SSN. Il decreto rappresenta piuttosto una base normativa che potrebbe, in futuro, facilitare un’eventuale integrazione nei percorsi assistenziali pubblici.

L’effettiva inclusione nei servizi sanitari dipenderà infatti da ulteriori decisioni del Ministero della Salute e delle Regioni, chiamate a definire modalità, criteri e sostenibilità economica dell’eventuale ampliamento dell’offerta sanitaria pubblica.

Già oggi, in diversi contesti clinici, l’osteopatia viene affiancata alla medicina tradizionale, soprattutto nel trattamento di disturbi muscolo-scheletrici. Resta però prevalente l’erogazione in regime privato, con accesso diretto da parte dei pazienti e senza copertura del sistema sanitario.

Il nuovo assetto normativo viene accolto come un passaggio storico dalle principali rappresentanze di categoria. Il presidente del Registro Osteopati d’Italia, Mauro Longobardi, ha definito la pubblicazione del decreto “il compimento di un percorso” e il riconoscimento di una professione costruita nel tempo da migliaia di operatori.

Anche la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione ha espresso apertura verso l’inserimento degli osteopati negli Ordini professionali, sottolineando l’importanza di valorizzare competenze già consolidate.

Il processo di integrazione, tuttavia, resta graduale e ancora aperto a sviluppi futuri. La definizione del ruolo dell’osteopatia all’interno del sistema sanitario pubblico sarà infatti il risultato di ulteriori confronti istituzionali e valutazioni organizzative.

Nel frattempo, il riconoscimento rappresenta un punto di svolta per il settore, che passa da una fase di frammentazione normativa a un inquadramento più definito all’interno delle professioni sanitarie italiane.

Redazione

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