Tentato femminicidio a Capriolo, il pm chiede 14 anni per Pasquale Raccioppoli

Il pubblico ministero Alessio Bernardi ha avanzato la richiesta di condanna per la guardia giurata accusata di aver aggredito la moglie con un paio di forbici il 4 gennaio. La difesa punta a derubricare l'accusa in tentato omicidio. La sentenza è attesa il 26 novembre.

Quattordici anni di reclusione per un’aggressione che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia. È la pena richiesta dal pubblico ministero Alessio Bernardi nei confronti di Pasquale Raccioppoli, guardia giurata di 51 anni, imputato nel procedimento per il tentato femminicidio della moglie, Rita Manganelli, avvenuto a Capriolo, in provincia di Brescia.

La richiesta di condanna è stata formulata nell’ambito del processo celebrato con rito abbreviato. L’uomo deve rispondere di accuse particolarmente gravi: tentato femminicidio, maltrattamenti e violenza sessuale.

La vicenda risale al 4 gennaio 2026, quando la donna venne aggredita all’interno dell’abitazione familiare. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Raccioppoli avrebbe colpito la moglie ripetutamente con un paio di forbici, ferendola al collo.

La vittima riuscì a scappare dall’abitazione e a raggiungere la strada, dove si accasciò al suolo perdendo conoscenza. Le sue condizioni resero necessario il ricovero in ospedale.

L’aggressione e la fuga della donna in strada

L’episodio si verificò durante una situazione di forte tensione all’interno dell’abitazione della coppia. L’aggressione avrebbe avuto origine nel corso di una lite e sarebbe culminata con i colpi inferti alla donna utilizzando un paio di forbici.

Rita Manganelli riuscì comunque a trovare la forza di allontanarsi dalla casa, nonostante le ferite riportate. Una volta raggiunta la strada, però, le sue condizioni peggiorarono rapidamente fino alla perdita di conoscenza.

L’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine permise di prestare assistenza alla donna e di avviare gli accertamenti sull’accaduto.

Dalle successive ricostruzioni sarebbe inoltre emerso un contesto familiare caratterizzato da frequenti litigi. La vittima avrebbe già denunciato il marito in precedenza, un elemento che ha contribuito a delineare il quadro delle contestazioni nell’ambito del procedimento giudiziario.

La richiesta della procura e la posizione della difesa

Nel corso del processo, il pubblico ministero Alessio Bernardi ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per Pasquale Raccioppoli.

L’imputato, che durante le precedenti udienze avrebbe riconosciuto le proprie responsabilità rispetto all’aggressione e chiesto scusa per i maltrattamenti, deve rispondere anche delle contestazioni relative alla violenza sessuale.

Di diverso avviso la difesa, che ha chiesto di modificare la qualificazione giuridica del reato principale. In particolare, i legali dell’uomo puntano a ottenere la derubricazione dell’accusa da tentato femminicidio a tentato omicidio.

Una distinzione rilevante nell’ambito del procedimento, sulla quale sarà chiamato a pronunciarsi il giudice al termine della discussione processuale.

La moglie e i familiari costituiti parte civile

Nel procedimento giudiziario hanno scelto di costituirsi parte civile diverse persone coinvolte nella vicenda.

Oltre alla moglie Rita Manganelli, figurano i figli della coppia e l’uomo con il quale la donna avrebbe intrattenuto una relazione sentimentale.

La loro presenza nel processo rappresenta un ulteriore elemento della vicenda giudiziaria, che non riguarda soltanto l’aggressione del 4 gennaio, ma anche le altre condotte contestate all’imputato.

Il procedimento si avvia ora verso la fase conclusiva. Dopo la richiesta di condanna avanzata dalla procura e la posizione espressa dalla difesa, l’attenzione è rivolta alla decisione del giudice.

La sentenza è attesa per il prossimo 26 novembre, quando verrà stabilito l’esito del processo a carico del 51enne. Fino alla pronuncia definitiva, l’imputato resta presunto innocente.

Redazione

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