La Valcamonica combatte la pianta tossica pànace di Mantegazza

Un intervento di successo nella gestione di una specie invasiva ha richiamato esperti e tecnici da tutta Italia.

La Valcamonica ha affrontato con successo la problematica della pianta infestante pànace di Mantegazza, una specie alloctona tossica. Questa iniziativa, che ha avuto luogo in alta valle vicino Sonico, ha attirato l’attenzione di numerosi esperti forestali e tecnici provenienti da diverse Comunità montane lombarde.

La lotta contro il pànace di Mantegazza

La pianta infestante, nota per la sua pericolosità ambientale e per la salute pubblica, è stata individuata qualche anno fa a Vione. Grazie a interventi mirati, la sua diffusione è stata limitata a Edolo e Sonico. Tuttavia, il problema persiste, con semi che continuano a germogliare e a diffondersi, trasportati dalle acque dell’Oglio, dal vento e dagli uccelli.

I tecnici forestali e le guardie ecologiche, durante un corso organizzato dalla Comunità montana in Valcamonica, hanno imparato le modalità di estirpazione in sicurezza. L’importanza di questa formazione risiede nella capacità di affrontare efficacemente l’infestazione, riducendo al minimo i rischi per l’ambiente e la salute.

L’impatto della pianta e le misure di contenimento

Il botanico Enzo Bona, che segue la campagna di eradicazione, ha sottolineato che la “banca” dei semi nel terreno continua a far crescere nuovi esemplari ogni anno. A Edolo, sono stati tagliati circa quaranta esemplari, mentre a Sonico ne sono stati contati più di cento, con molti altri nascosti dalla vegetazione.

Raffaele De Matteis, docente universitario di Tecnologia vegetale, ha evidenziato la pericolosità della pianta: “È una pianta estremamente pericolosa per l’ambiente e la salute pubblica, in quanto forma enormi popolamenti capaci di sopraffare tutte le altre specie. Ha inoltre una linfa fototossica che, a contatto con la pelle, può causare gravi ustioni”.

Strategie di eradicazione e sensibilizzazione

Per contenere la propagazione, è fondamentale tagliare la pianta prima della fruttificazione e strappare tutte le radici. Un serio piano di eradicazione pluriennale è necessario per impedire alle piante di produrre sementi, che possono germinare anche dopo sei o sette anni di latenza.

Gli esperti della Comunità montana raccomandano massima attenzione e segnalazione tempestiva di eventuali avvistamenti al servizio Gestione del territorio. La collaborazione tra tecnici, guardie ecologiche e cittadini è essenziale per contenere l’infestazione e proteggere l’ambiente e la salute pubblica.

Conclusione

La lotta contro il pànace di Mantegazza in Valcamonica rappresenta un esempio di gestione efficace di una situazione potenzialmente pericolosa. Grazie all’impegno degli esperti e alla sensibilizzazione della popolazione, si spera di poter dichiarare presto il cessato allarme per questa pianta originaria del Caucaso e importata alla fine del XIX secolo per scopi ornamentali.

Redazione

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