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Assegno di inclusione: avvio piuttosto lento a Brescia

Fino ad oggi, il numero di domande presentate in provincia di Brescia tramite i tre suddetti Patronati ammonta a poco più di 750

Il panorama del welfare italiano ha recentemente assistito a un cambiamento significativo con l’introduzione dell’Assegno di inclusione, che dal primo gennaio ha rimpiazzato il noto Reddito di cittadinanza. Questa transizione rappresenta non solo un cambio di politiche ma anche un’evoluzione nel modo in cui l’Italia affronta le questioni di inclusione sociale e sostegno finanziario.

Contrariamente alle aspettative, l’adozione dell’Assegno di inclusione non ha creato un’ondata immediata di richieste. Dopo l’apertura delle domande il 18 dicembre, i dati provenienti dai principali Patronati del territorio, quali Acli, Cgil e Cisl, rivelano un avvio piuttosto lento del processo. Nonostante ciò, si prevede un incremento nelle richieste nelle prossime settimane. Questa situazione evidenzia una certa cautela o forse una mancanza di informazione tra i potenziali beneficiari.

Fino ad oggi, il numero di domande presentate in provincia di Brescia tramite i tre suddetti Patronati ammonta a poco più di 750. Di queste, il Patronato Acli ne ha gestite tra le 400 e le 410, Inca Cgil tra le 240 e le 250, e Inas Cisl tra le 111 e le 115. Questi numeri, però, non riflettono l’intero quadro, poiché molti hanno optato per presentare la domanda in autonomia, una tendenza osservata anche con il precedente Reddito di cittadinanza.

Viene erogato ai beneficiari con un Isee non superiore a 9.360 euro, attraverso la “Carta di inclusione”. L’importo massimo annuo è di 6.000 euro, che può aumentare in base alla composizione del nucleo familiare e alle esigenze abitative. In casi particolari, come per nuclei con persone over 67, l’importo può raggiungere i 7.560 euro all’anno.

Al momento, è difficile prevedere con precisione quante famiglie bresciane beneficeranno dell’Assegno di Inclusione. Le stime suggeriscono che il numero potrebbe essere inferiore del 40% rispetto a coloro che ricevevano il Reddito di cittadinanza. Questo dato, se confermato, potrebbe riflettere un’impostazione più selettiva e mirata del nuovo sistema di welfare.

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