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Rapina in gioielleria: il racconto della titolare che ha temuto per la propria vita mentre pensava al figlio

La signora Renata condivide la sua esperienza dopo l'irruzione di una banda di rapinatori nella sua gioielleria, mettendo in luce il terrore vissuto e l'attenzione costante per il benessere del figlio durante l'azione criminale.

Una tranquilla serata di venerdì è stata interrotta da un evento traumatico per la signora Renata, titolare di una gioielleria sotto i portici delle X Giornate. Una banda di rapinatori ha fatto irruzione nel suo negozio, portando via un bottino valutato in 300.000 euro. Non solo ha subìto il trauma dell’esperienza, ma ha anche vissuto il terrore per la propria vita e, soprattutto, per quella del figlio.

La notte successiva alla rapina è stata caratterizzata da un sonno agitato e da continui risvegli terrorizzati per la signora Renata. La paura di essere trasferita in una zona più sicura è stata vanificata dall’inquietudine che persisteva nella sua mente. “Non ho dormito per tutta la notte, speravo d’essermi trasferita in una zona tranquilla: non è così“, ha dichiarato.

La signora Renata, nonostante il terrore vissuto, ha trovato la forza di ripercorrere mentalmente quei terribili momenti. Ha ricordato vividamente quei quindici lunghi minuti in cui i rapinatori sono entrati nel negozio poco prima delle 19. “Sì, ho anche pensato che potesse finire nel peggiore dei modi. Ma è stato per qualche istante, la mia mente era sempre rivolta a quanto stava accadendo a mio figlio“, ha affermato.

Secondo il suo racconto, l’azione criminale è iniziata con l’entrata in negozio di uno degli aggressori, descritto come un uomo di circa 45 anni, di statura media e capelli scuri. La signora Renata ha descritto il suo atteggiamento come incerto mentre si avvicinava alla vetrina e girava le spalle al bancone.

L’orrore della situazione è stato ulteriormente amplificato dal brutale attacco subito dal figlio della titolare, che è stato preso a testate da uno dei rapinatori indossanti un casco integrale. Sebbene la signora Renata abbia dichiarato che lei stessa abbia subìto principalmente ripercussioni psicologiche, il pensiero per la sicurezza e l’incolumità del figlio è rimasto al centro delle sue preoccupazioni durante tutta l’azione criminale.

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