Un pezzo di storia dell’arte bresciana è tornato a casa dopo 360 anni di assenza. Lo stendardo dipinto da Alessandro Bonvicino, noto come il Moretto, che rappresenta una Madonna con i Disciplini, è stato esposto recentemente nella mostra Il Rinascimento a Brescia. Moretto, Romanino, Savoldo. 1512-1552 a Santa Giulia. Un evento che ha permesso di riscoprire il valore dell’opera, ma che purtroppo ha subito un imprevisto durante l’esposizione.
Il 7 febbraio, una visitatrice della mostra ha inavvertitamente danneggiato lo stendardo, provocando uno squarcio nella tela, che è estremamente fragile a causa della sua età e delle condizioni di esposizione. L’incidente si è verificato mentre la donna percorreva il percorso della sezione dedicata alla Devozione, dove l’opera era posizionata a livello del suolo. La tela, dipinta su entrambi i lati, raffigura due santi su un lato e la Vergine con i discipli inginocchiati dall’altro.
Fortunatamente, la visitatrice non ha subito danni fisici, ma il danno economico è stato significativo. “Un squarcio che ha colpito una porzione del panneggio della tunica di uno dei discipli”, ha spiegato Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei. Il restauro dell’opera è stato affidato al laboratorio Marchetti e Fontanini, che già in passato aveva restaurato l’opera prima dell’esposizione.
Lo stendardo ha una lunga e complessa storia di restauri e interventi. Prima di essere esposto a Brescia, il dipinto aveva subito restauri significativi per preservarne l’integrità . Inoltre, l’opera ha attraversato diversi luoghi nel corso dei secoli: portata a Roma dal vescovo di Brescia Pietro Ottoboni, passò poi nelle mani di Antonio Canova nel XIX secolo, per essere finalmente conservata nel Tempio Canoviano di Possegno, nel Trevigiano.
“Il danno, seppur notevole, non ha compromesso le parti più delicate dell’opera, come volti o mani, che sarebbero più difficili da restaurare”, ha sottolineato Karadjov. Grazie alla natura netta dello squarcio, il recupero sarà meno complesso di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.
Il danneggiamento è avvenuto in un momento in cui la tela era stata appena restaurata in modo accurato. Fortunatamente, il danno riguarda solo una porzione di tessuto meno complessa da recuperare. Nonostante ciò, l’opera non era protetta da una teca, contrariamente ad altri stendardi come quello di Orzinuovi di Foppa, esposto in una teca di vetro presso la Pinacoteca. Questo episodio ha sollevato discussioni riguardo alla necessità di una maggiore protezione per le opere di tale valore, data la loro fragilità .
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