Nonostante le forti pressioni politiche e istituzionali, Balwinder Singh ha deciso di non dimettersi dal Consiglio comunale di Brescia. Ieri mattina era atteso a Palazzo Loggia per presentare la sua rinuncia al presidente del Consiglio comunale, Roberto Rossini, ma non si è presentato. Un’assenza che ha lasciato il municipio “a mani vuote”, mentre cresce il malcontento tra le forze politiche cittadine.
Pressioni bipartisan, ma nessun passo indietro
Da giorni, Singh è al centro di una bufera politica: il Consiglio comunale e la sindaca Laura Castelletti gli hanno chiesto di lasciare il suo incarico, insieme agli ex colleghi della lista Brescia Civica, che sabato scorso avevano sollecitato le sue dimissioni. Anche Fabio Rolfi, ex candidato sindaco ed ex membro della stessa lista, aveva espresso la stessa richiesta. Tuttavia, Singh non sembra intenzionato a cedere.
La sua posizione politica si fa sempre più precaria: dopo l’assenza di ieri, è stato ufficialmente espulso da Brescia Civica e si troverà ora a proseguire il mandato nel Gruppo Misto, dove sarà unico rappresentante e capogruppo.
Le accuse e la situazione giudiziaria
Singh è attualmente indagato per presunti maltrattamenti sulle figlie, in concorso con la moglie. Il caso giudiziario è ancora aperto, e l’accusa più grave riguarda il figlio, già in carcere per violenza sessuale su una delle sorelle. Pur mantenendo la presunzione di innocenza, la sua permanenza in Consiglio appare politicamente insostenibile, soprattutto considerando che tutti i gruppi consiliari hanno chiesto il suo passo indietro.
La reazione del Comune e possibili sviluppi
Palazzo Loggia ha diffuso un duro comunicato in cui ribadisce la necessità delle dimissioni. Se Singh non dovesse lasciare volontariamente, non è escluso che, in caso di processo, il Comune possa costituirsi parte civile. Anche Brescia Civica sta valutando questa possibilità .
Il suo trasferimento al Gruppo Misto lo pone in una posizione anomala: Singh potrà partecipare alle commissioni e ai lavori consiliari con un peso politico maggiore, almeno dal punto di vista formale. Tuttavia, si troverà a operare in un ambiente ostile, con tutti i colleghi contrari alla sua permanenza in aula.
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