A pochi giorni dal voto referendario, a Brescia si registrano episodi di vandalismo contro i manifesti elettorali regolarmente affissi negli spazi autorizzati. Nella notte tra il 4 e il 5 giugno, in diverse zone della città, alcuni cartelloni dedicati al referendum dell’8 e 9 giugno sono stati strappati e coperti con materiale abusivo contenente messaggi falsi e di stampo razzista.
A denunciare il fatto è la Cgil, che in una nota stampa esprime il “più profondo sdegno per il vile e illegale gesto”, definendolo un attacco diretto alla libertà di espressione e alla partecipazione democratica. I manifesti strappati appartenevano alla campagna referendaria promossa dalla stessa organizzazione sindacale, che sostiene apertamente un voto favorevole ai cinque quesiti proposti.
“Si tratta di un atto codardo e inaccettabile – si legge nel comunicato – che mina il confronto civile, viola le regole basilari della convivenza democratica e infrange le normative sulla propaganda elettorale”. La Cgil sottolinea come l’episodio rappresenti non solo un danno materiale, ma anche un tentativo deliberato di alterare il dibattito pubblico, a ridosso di una scadenza elettorale cruciale.
Il sindacato ha lanciato un appello alle autorità competenti affinché venga rafforzata la vigilanza negli spazi pubblici dedicati al confronto referendario e siano individuati e sanzionati i responsabili come previsto dalla normativa vigente. “Difendere la democrazia significa garantire che ogni voce possa esprimersi nel rispetto delle regole”, ribadisce la Cgil.
Nel comunicato si evidenzia anche un messaggio chiaro alla cittadinanza: “Non ci faremo intimidire. Rinnoviamo il nostro invito a partecipare attivamente alla vita democratica votando cinque sì nei referendum dell’8 e 9 giugno”.
L’episodio si inserisce in un clima teso che accompagna l’avvicinarsi del voto, e rilancia il tema della correttezza nella campagna referendaria, che dovrebbe basarsi sul confronto di idee e opinioni, non su atti intimidatori o irregolari. Le autorità locali, finora, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma potrebbero aprire un’indagine per violazione delle norme sulla propaganda elettorale.
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