Una maxi piantagione di marijuana è stata scoperta a Caino, nel bresciano, all’interno di un capannone industriale in disuso, dove i responsabili avevano allestito una sofisticata serra illegale, alimentata da un allaccio abusivo alla rete elettrica.
La scoperta è avvenuta grazie a una segnalazione ricevuta da Enel, che ha portato i tecnici dell’azienda a effettuare una verifica sul posto. Durante i controlli, sono emerse anomalie nei consumi elettrici, riconducibili a un prelievo illecito di energia. L’intervento è stato quindi segnalato ai carabinieri, che hanno proceduto con l’ispezione dello stabile, trovandosi di fronte a un vero e proprio laboratorio per la coltivazione di cannabis.
All’interno della struttura sono state sequestrate 690 piante di marijuana, in diverse fasi di maturazione, distribuite in varie serre. Ogni ambiente era dotato di sistemi autonomi di aerazione, illuminazione e riscaldamento, necessari a garantire lo sviluppo ottimale delle coltivazioni. L’intera area era inoltre monitorata da un impianto di videosorveglianza, posizionato per controllare gli accessi alla struttura e prevenire eventuali intrusioni.
Al piano superiore del capannone, i militari hanno individuato alcuni spazi adibiti presumibilmente ad alloggi, probabilmente utilizzati dai custodi dell’impianto per presidiare la serra 24 ore su 24. Gli ambienti erano attrezzati per il soggiorno e indicano una presenza stabile all’interno della struttura.
Al momento proseguono le indagini per identificare i responsabili dell’attività illecita. Nessuna persona è stata trovata sul posto al momento del blitz, ma le forze dell’ordine stanno analizzando le immagini delle telecamere e raccogliendo elementi utili per risalire alla rete coinvolta nella gestione della piantagione.
L’episodio evidenzia l’elevato grado di organizzazione e la capacità logistica delle coltivazioni illegali di cannabis indoor, che sempre più spesso sfruttano strutture abbandonate o dismesse per passare inosservate. L’allaccio abusivo all’energia elettrica rappresenta inoltre un grave rischio per la sicurezza pubblica, oltre che un danno economico ingente per le aziende fornitrici.
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