“La Lumezzane che non c’è più”, Bonomi racconta il volto perduto della valle

Un viaggio nella memoria collettiva tra lavoro, tradizioni e rinascita sociale

Lumezzane

Come si è trasformata Lumezzane nel corso del Novecento? È la domanda che guida il nuovo libro del giornalista e scrittore Egidio Bonomi, intitolato “La Lumezzane che non c’è più”, pubblicato dalla Compagnia della stampa e distribuito gratuitamente ai cittadini dal Comune, presso la LumeTeca. Un’opera che ripercorre la vita quotidiana e i profondi mutamenti della comunità lumezzanese dal dopoguerra agli anni del boom economico, con uno stile narrativo che mescola rigore storico e affetto personale.

Non una storia ufficiale, ma una narrazione corale

Il volume si compone di 33 capitoli, come i canti della Divina Commedia, che non seguono un ordine cronologico, ma offrono un mosaico libero di ricordi, immagini, mestieri, costumi e linguaggi. Bonomi non indulge nella storia aulica, ma racconta “una memoria ampia e curiosa” fatta di volti, di soprannomi, di abiti della festa, di famiglie che si distinguevano più per il soprannome che per il cognome.

Lumezzane, da borgata isolata a motore industriale

Prima della trasformazione, Lumezzane era povera e geograficamente svantaggiata. “Prigioniera della Serenissima e dei feudatari Avogadro”, scrive Bonomi, la valle ha conosciuto secoli di stenti, fino al riscatto arrivato con il lavoro e la determinazione. Un esempio è la costruzione delle scuole elementari di Sant’Apollonio, finanziata nel 1936 con un prestito dal Comune di Temù.

L’acqua, risorsa fondamentale del territorio, alimentava fontane, lavatoi, campi e officine. Le donne ai lavatoi costruivano relazioni sociali intense in luoghi che anticipavano, in senso comunitario, i moderni social network.

Gli “hpahulì” e il culto del lavoro

Il lavoro era centrale, quasi una religione laica, e le persone finivano col diventare sinonimo del proprio mestiere: gli “hpahulì”, ad esempio, erano gli addetti alla lucidatura delle posate. Scene di fatica e precisione emergono nei racconti di operai piegati per ore a molare lame, in ambienti saturi di fuoco, fumo, limature e sudore. Dal ferro si passò all’ottone e poi all’inox, in un’ascesa industriale che proiettò Lumezzane sui mercati internazionali.

Dal fascismo alla ripresa, tra resistenza, musica e sport

Numerosi capitoli sono dedicati al Ventennio fascista, alla Resistenza e alla difficile ricostruzione post-bellica. Si raccontano le vicende della Todt nazista, delle AMlire alleate, delle atrocità dopo l’8 settembre 1943. Ma anche la ripartenza, tra osterie, affari e momenti di svago. Si giocava a pallamano, calcio (“fòbal”) e “ciàncol” per strada, si ballava con le orchestrine, si cantava. Il teatro e la musica erano linfa culturale, anche in un contesto dove dominava la fatica del quotidiano.

Lumezzane accolse anche Antonio Ligabue, in un episodio che sottolinea la capacità della comunità di aprirsi alla fragilità e all’arte.

Un esempio di sviluppo studiato nelle università

Il caso Lumezzane, con la sua peculiare evoluzione sociale ed economica, è oggi oggetto di studio accademico. Bonomi ha già approfondito in precedenti opere il dialetto, le famiglie, i riti locali. Con quest’ultimo volume consegna una testimonianza collettiva alle nuove generazioni, invitandole a non dimenticare il prezzo del benessere di oggi, frutto di un lavoro immenso compiuto nei primi 50 anni del secolo scorso.

“Se non avessi raccontato questo mezzo secolo di storia valligiana, la memoria sarebbe andata perduta”, scrive l’autore con affetto e una sottile urgenza morale.

Redazione

Seguici su

Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

scuola
Il nuovo anno scolastico in Lombardia partirà con una parte degli organici ancora affidata a...
scuola
La ricerca degli insegnanti di sostegno continua a rappresentare una delle principali criticità per il...
Cambio ai vertici del Centro Teatrale Bresciano. Il direttore Gian Mario Bandera ha comunicato le...

Altre notizie