Un maxi intervento di riqualificazione trasformerà la ex caserma Randaccio di Brescia in un nuovo polo per uffici statali, segnando una svolta nell’assetto urbanistico e amministrativo della città. Il Demanio, proprietario dell’immobile, ha messo sul piatto oltre 30 milioni di euro per ridare vita alla struttura affacciata su via Lupi di Toscana, che sarà destinata a ospitare l’Agenzia delle Entrate, ma l’intervento sarà ancora più ampio e articolato.
La novità più significativa riguarda la porzione nord dell’ex caserma, rivolta verso via Leonardo da Vinci e Campo Marte, attualmente sottoutilizzata. Il progetto prevede l’accentramento in quell’ala degli uffici della Prefettura oggi situati in via Zima – presso la sede bresciana del Tar – e della commissione territoriale per l’immigrazione, attualmente ospitata in locali in affitto del Comune, in via Villa Glori. Lo ha annunciato il prefetto Andrea Polichetti, sottolineando come la razionalizzazione degli spazi permetterà una maggiore efficienza e comodità per gli utenti.
Il nuovo assetto amministrativo ricalca quanto già avviato alla caserma Papa, dove lo Stato ha puntato sulla concentrazione dei servizi in un’unica sede per superare la frammentazione logistica. Anche alla Randaccio, la strategia è chiara: accorpare gli uffici, ridurre i costi e semplificare l’accesso ai servizi per i cittadini.
La trasformazione non sarà solo funzionale, ma anche urbanistica. La presenza quotidiana di dipendenti pubblici e utenti modificherà profondamente la vivibilità del quartiere Carmine, portando nuova linfa e frequentazione in una zona storicamente marginale. Si prevede un impatto superiore persino a quello esercitato in passato dalla vecchia sede degli uffici finanziari di via Marsala, ormai svuotata da anni.
Architettura e accessibilità saranno al centro del progetto: l’intervento sarà concepito per garantire permeabilità tra l’edificio e il tessuto urbano, con soluzioni che mirano a integrare la struttura nel contesto del quartiere, senza chiusure fisiche o visive. Resta da risolvere il nodo del parcheggio in struttura, oggi previsto ma da rivedere: la sua eventuale eliminazione pone problemi di sosta che il Comune e il Demanio dovranno affrontare nell’ambito della stessa riqualificazione.
Il vecchio progetto del campus universitario alla Randaccio, risalente al 2010, quando era in carica la giunta Paroli, è invece definitivamente archiviato, insieme al protocollo d’intesa firmato all’epoca anche dall’allora ministro Roberto Maroni. Tuttavia, la Prefettura resta uno degli attori chiave, come già accadeva in quella visione di oltre dieci anni fa.
Mentre la caserma Ottaviani ha seguito un percorso diverso, ora l’intera Randaccio verrà riqualificata tra sud e nord, divenendo un hub strategico per l’amministrazione statale in città.
Resta il problema degli edifici che verranno lasciati vuoti, come quello di via Zima o lo storico palazzo in via Marsala. Quest’ultimo, un ex edificio finanziario di impronta fascista, è da tempo sul mercato attraverso Investire SGR, ma senza esito. Il tentativo di venderlo è attualmente sospeso, e non sono ancora chiare le possibili destinazioni future, vista la scarsa attrattività dell’immobile.
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