Un anno d’attesa per una visita, pochi giorni se paghi: la sanità a due velocità a Brescia

Nel 2025 l’accesso alle cure pubbliche si fa sempre più difficile: liste infinite, carenze di personale e costi che dividono i cittadini

La crisi della sanità pubblica bresciana ha assunto contorni allarmanti nel 2025, con liste d’attesa che sfiorano i 12 mesi per alcune prestazioni specialistiche. In parallelo, chi può permettersi di pagare accede alle stesse visite nel giro di 48-72 ore, attraverso strutture private o convenzionate. È la fotografia impietosa di un sistema sempre più distante dal principio di equità e universalità che dovrebbe caratterizzare il Servizio Sanitario Nazionale.

Numerose testimonianze raccolte nella provincia di Brescia raccontano la stessa esperienza: visite rimandate, esami indisponibili e attese estenuanti. Il problema non riguarda solo le prestazioni meno urgenti: anche con prescrizioni prioritarie, i tempi possono superare i limiti stabiliti per legge. Secondo un’indagine condotta su tre delle principali aziende sanitarie territoriali – ASST Franciacorta, ASST Spedali Civili e ASST del Garda – la situazione appare omogeneamente critica, con tempi che in alcuni casi superano i 300 giorni per una visita cardiologica, neurologica o ortopedica.

Dietro questo collasso organizzativo si celano diverse cause: carenze strutturali, mancanza cronica di personale medico e paramedico, sistemi di prenotazione obsoleti e una pressione crescente sulle prestazioni a pagamento. Le agende del pubblico risultano sature, mentre quelle a pagamento, gestite spesso nelle stesse strutture, sono disponibili in tempi rapidissimi. Questo squilibrio evidenzia un modello sanitario sempre più orientato al profitto, dove la tempestività dell’assistenza dipende dalla capacità economica del cittadino.

Un esperimento condotto nell’inchiesta ha confermato questo scenario: per la stessa visita specialistica, tramite prenotazione SSN l’attesa era superiore a 8 mesi, mentre in regime privato, presso la medesima struttura, la disponibilità era entro 3 giorni. Una differenza che mette in discussione il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, trasformando l’accesso alle cure in un privilegio e non più in un diritto universale.

Le conseguenze di questo sistema sono evidenti: molti cittadini, scoraggiati dai tempi, rinunciano del tutto a curarsi, con ricadute pesanti sulla salute pubblica e sulle disuguaglianze sociali. Le associazioni dei consumatori e i sindacati sanitari denunciano da tempo questa deriva, chiedendo interventi urgenti da parte delle istituzioni regionali e nazionali per riformare l’organizzazione delle agende ospedaliere e potenziare il personale in servizio.

Intanto, la migrazione verso la sanità privata aumenta, spinta anche dalla diffusione di polizze sanitarie integrative. Ma ciò che preoccupa di più è la normalizzazione di questo sistema a due velocità, in cui chi ha mezzi economici accede rapidamente a diagnosi e terapie, mentre chi non può resta intrappolato in un limbo di attese, con il rischio che la propria condizione clinica si aggravi nel frattempo.

Il 2025 segna così un punto critico nella gestione della sanità pubblica a Brescia, dove il tempo per curarsi è diventato un lusso che non tutti possono permettersi.

Redazione

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