Lucone di Polpenazze: birra preistorica e fauna antica raccontano la vita sul Garda di 4mila anni fa

Chiusa la 19ª campagna di scavi nel sito Unesco bresciano: tra i ritrovamenti spiccano una spiga di frumento e un gigantesco luccio preistorico

Un frumento di oltre quattro millenni fa, una primitiva birra senza luppolo, e persino i resti di un enorme luccio preistorico. Sono solo alcuni dei sorprendenti risultati emersi dalla 19ª campagna di scavi archeologici al Lucone di Polpenazze, nel cuore della Valtenesi, uno dei siti palafitticoli più significativi dell’arco alpino e Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2011.

L’area, un tempo un lago e oggi una zona umida in parte bonificata, custodisce ancora straordinarie testimonianze della vita quotidiana tra il 2034 e il 1968 a.C., periodo in cui le palafitte erano abitate da comunità che gestivano agricoltura, allevamento, pesca e artigianato. In questa campagna, coordinata dal Museo Archeologico della Valle Sabbia (Mavs) di Gavardo e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, archeologi e volontari hanno riportato alla luce centinaia di reperti, tra elementi naturali e manufatti umani, perfettamente conservati nella torba.

Tra i ritrovamenti più curiosi, una spiga di frumento databile a oltre 4mila anni fa, usata con tutta probabilità per produrre una birra arcaica, fermentata senza luppolo ma con l’uso dell’achillea, pianta officinale già nota in epoca preistorica. Un tipo di bevanda, quindi, molto diversa dalla birra moderna, ma già presente nelle pratiche alimentari del tempo.

Accanto alla spiga, anche il sorprendente scheletro di un gigantesco luccio preistorico, emblema della biodiversità che popolava le acque del Lucone prima della bonifica rinascimentale. L’esemplare è tra i più grandi mai rinvenuti in contesti lacustri coevi.

I materiali rinvenuti – pali, travi, semi, resti vegetali e animali – raccontano un’organizzazione sociale evoluta, con abitazioni complesse, tecniche di costruzione avanzate e un’economia basata su agricoltura, allevamento e pesca. Gli archeologi hanno identificato anche resti di animali domestici e tracce di coltivazioni, insieme a foglie di ontano e altre specie botaniche, testimonianza diretta dell’ambiente e del clima dell’epoca.

Il Lucone di Polpenazze rappresenta oggi uno dei siti preistorici più studiati del Nord Italia, grazie a un’attività di scavo che prosegue ininterrottamente dal 2007. Ogni campagna arricchisce la conoscenza delle comunità palafitticole che vivevano in simbiosi con la natura, capaci di adattarsi alle condizioni ambientali e di sviluppare forme di produzione alimentare e artigianale avanzate per il tempo.

La campagna 2025 si è conclusa ufficialmente il 14 settembre con una giornata dedicata all’archeologia sperimentale, aperta al pubblico. Un’occasione per mostrare dal vivo come si viveva oltre quattro millenni fa sulle sponde del Garda, e per sensibilizzare i visitatori sull’importanza della conservazione del patrimonio archeologico.

Redazione

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