Il passaggio al nuovo Cup regionale, pensato come centralino unico per le prenotazioni di visite ed esami, si è trasformato in un avvio estremamente problematico, con conseguenze pesanti sull’attività clinica e amministrativa dell’ospedale Civile e di altre strutture lombarde. A una decina di giorni dall’introduzione del sistema, il malfunzionamento diffuso ha generato un effetto a cascata che sta mettendo in difficoltà personale sanitario e pazienti, costretti a confrontarsi con attese sempre più lunghe e richieste che il portale rifiuta senza apparente logica.
L’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha riconosciuto in maniera esplicita l’entità del problema, affermando che la migrazione da un sistema obsoleto a una piattaforma unificata e interconnessa si è rivelata molto più complessa del previsto. Nel frattempo però, la pressione sulle strutture sanitarie è aumentata: la Regione aveva chiesto di incrementare le prestazioni per ridurre le liste d’attesa, ma la paralisi del Cup sta compromettendo la programmazione delle attività, generando ritardi ingestibili nei reparti.
Il personale descrive un quadro di totale incertezza, con decine di segnalazioni inviate alla direzione generale e sanitaria in cerca di istruzioni. Le risposte, però, tardano ad arrivare. Anche il numero verde regionale, che dovrebbe supportare operatori e utenti, risulta spesso inaccessibile o non in grado di fornire indicazioni utili. Nel frattempo, negli ambulatori si accumulano code che raggiungono le due o tre ore per una semplice accettazione, perché il sistema rifiuta impegnative, segnala incongruenze o non permette l’associazione corretta delle prestazioni.
La rigidità del nuovo Cup è uno dei problemi più citati dal personale, convinto che l’eccesso di semplificazione stia penalizzando proprio i casi più complessi, quelli che richiedono percorsi articolati o prestazioni collegate. Un esempio emblematico riguarda i pazienti che necessitano di una visita oculistica con esame del fondo dell’occhio nella stessa seduta: il sistema riconosce due prestazioni distinte e impone due appuntamenti in date separate, un’impostazione che complica inutilmente il percorso clinico e rallenta la gestione delle liste.
Nelle corsie e negli ambulatori si moltiplicano racconti di operatori che tentano ogni soluzione possibile: riavvii continui dei computer, tentativi di accesso con credenziali di colleghi o primari, procedure ripetute più volte nel tentativo di far accettare una richiesta. Ci sono medici che non riescono a visualizzare gli esiti degli esami dei pazienti in visita perché il portale non concede l’accesso, costringendoli a rinviare momenti cruciali della diagnosi. In alcuni reparti si teme un ritorno a pratiche manuali d’emergenza, come compilare a penna etichette e documenti: un passo indietro che evidenzierebbe la gravità della situazione.
Le sale operatorie, prive di certezze sulla pianificazione giornaliera, non riescono a programmare gli interventi con continuità, mentre il personale amministrativo si ritrova a gestire una mole di proteste crescente. Gli utenti lamentano ritardi, appuntamenti rifiutati, difficoltà di prenotazione e informazioni discordanti, con ripercussioni immediate sulla fiducia nel servizio sanitario.
Secondo numerosi operatori, il sistema appare disegnato senza una reale comprensione dei flussi sanitari, ignorando la varietà dei percorsi clinici e la necessità di flessibilità nella gestione dei pazienti. L’adozione del Cup, che doveva migliorare efficienza e coordinamento, sta invece paralizzando l’operatività quotidiana, mettendo a rischio la qualità dell’assistenza.
In attesa di correttivi e aggiornamenti, la situazione rimane critica: il personale sanitario continua a lavorare in condizioni di forte pressione, mentre pazienti e reparti attendono risposte concrete che possano riportare la macchina organizzativa a un livello di funzionalità accettabile.
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